Hayao Miyazaki: dalle parole da favola ai film da favola

"Il castello errante di Howl": dal fantasy per ragazzi di Diana Wynne Jones al capolavoro di animazione

Hayao Miyazaki, regista, sceneggiatore, animatore, fumettista e produttore cinematografico.

di Chiara Bonelli

 

Hayao Miyazaki, classe 1941: un nome, una certezza e un milione di sensazioni multicolori. Un regista che per ottenere la corona di alloro dei vincitori di gavetta ne ha fatta tanta. E che quella corona, poi, nemmeno la voleva, perché per lui conta altro, conta la realtà.

È proprio lui, infatti, a dichiarare in un’intervista del 2014 a La Repubblica: “Nel mio cinema si sogna molto, ma la realtà ha sempre l’ultima parola”.

E mai dichiarazione è stata più vera, perché la realtà che lui ci racconta è la nostra – anzi no, è una versione 2.0 della nostra, perché lì è ancora possibile vedere la magia, il buono, la purezza.

Grazie ai suoi film ci riempiamo gli occhi di colore e bellezza, e il cuore di gioia e speranza. I film di Miyazaki sono insomma una sorta di catarsi.

Ricordare alle persone che può esserci ancora qualcosa che vale la pena salvare nel mondo moderno, potremmo sintetizzare così la missione del mastro, condivisa dallo Studio Ghibli, di cui è co-fondatore.

 

IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL: DALLA PAGINA AL GRANDE SCHERMO

Tra i tanti capolavori di Miyazaki parliamo oggi del “Castello errante di Howl” (2004). Quanti di voi sapevano che l’ispirazione per il lungometraggio è arrivato da un libro?

Autrice è Diana Wynne Jones. Anche grazie al successo dell’omonimo film, il suo Castello diventerà, a distanza di vent’anni dall’uscita – correva l’anno 1986 – il primo episodio di una trilogia, completata da “Il castello in aria” (2006) e “La casa per ogni dove” (2008).

Quasi fosse destino, nella storia c’è il vento. Il vento tanto caro a Miyazaki, presente in tutte le sue opere, filo conduttore della sua personale visione del mondo. Il vento che spinge in volo castelli, come in questo caso, il vento che solleva ali in cielo e pettina l’erba alta dei prati.

Perché il vento? Se glielo chiedono, lui risponde con l’ultimo verso di una celebre poesia di Paul Valéry, “Cimitero marino”:

Le vent se leve, Il faut de vivre //
Si alza il vento, bisogna tentare di vivere.

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