“Hikari”: una storia d’amore che punta sulla potenza delle immagini

Naomi Kawase dirige un film dal ritmo molto lento ma emozionante e ben interpretato

Un film di Naomi Kawase. Con Masatoshi Nagase, Tatsuya Fuji, Misuzu Kanno, Kazuko Shirakawa, Mantarô Koichi, Ayame Misaki. Drammatico, 101′. Giappone, Francia, 2017

 

Avere la capacità fisica di vedere non significa di per sé saper cogliere quello che ci accade intorno nel suo significato più profondo. Per farlo non servono soltanto gli occhi, ma una profonda sensibilità. Per farlo, serve l’anima.

Non sono diventato improvvisamente sentimentale, cari lettori, ma chiunque assisterà alla visione del nuovo film di Naomi Kawase – presentato in concorso al 70° Festival di Cannes – non potrà non interrogarsi sul vero significato del verbo vedere.

Hikari” non è una pellicola per tutti, anzi, molti potrebbero sentire la tentazione di fuggire dalla sala a gambe levate o di lasciarsi andare a un riposante sonnellino.

Il consiglio che ci sentiamo di darvi è quello di bere un caffè doppio prima d’entrare in sala e armarvi di pazienza, così da riuscire ad apprezzare una storia intensa e potente, per quanto semplice.

Misako (Misaki) è una scrittrice delle versioni audio per non vedenti delle opere cinematografiche, convinta che il suo lavoro implichi la necessità di suggerire significati e messaggi per far sì che i film dispieghino tutte le loro potenzialità.

Quando ad una proiezione di prova incontra Nakamori (Nagase), un celebre fotografo che sta gradualmente perdendo la vista, la ragazza dovrà fare però un passo indietro, imparando a raccontare senza suggerire e lasciando a ogni spettatore la possibilità di usare la propria immaginazione.

“Hikari” è un inno all’amore per la settima arte da parte della regista nipponica, che intorno a questo sentimento costruisce una storia d’amore, magari già vista e prevedibile, eppure toccante, delicata ed emozionante, grazie anche alle performance dei protagonisti.

Una storia dove i sentimenti sono espressi, più che attraverso le parole, con l’uso sapiente di eleganti immagini e di una colonna sonora adeguata e piacevole, che stimolano i sensi del pubblico.

La Misaki e Nagase sono credibili, naturali e talentuosi, commuovono lo spettatore nel raccontare come anche due persone con personalità ed esperienze diverse possano formare una coppia perfetta, se a unire ci sono sensibilità e visione della vita.

La regia di Naomi Kawase è elegante, creativa, simbolica e poetica, forse a tratti irritante e autocelebrativa ma comunque in grado di lasciare il segno.

“Hikari”, sebbene un ritmo narrativo a tratti quasi esasperante per la sua lentezza, è un film che lascia comunque una sincera e piacevole emozione nello spettatore.

 

Il biglietto da acquistare per “Hikari” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio
(con riserva). Ridotto. Sempre.

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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