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Un film di Mike Newell. Con Ralph Fiennes, Helena Bonham Carter, Jason Flemyng, Robbie Coltrane, Holliday Grainger. Drammatico, durata 128 min. 2012

IL FILM IN BREVE | 1812, Inghilterra. L’orfano Pip vive in campagna con la sorella e il marito. Un giorno, dopo aver dato da mangiare a un evaso che sarà poi riacciuffato dalle guardie, viene convocato nella dimora di una ricca signora. Il desiderio di Miss Havisham, che conduce una vita del tutto ritirata dopo una delusione sentimentale, è che Pip giochi con la bambina che vive con lei, Estella. Dopo molti anni il ragazzo riceve un’inaspettata fortuna, e si trasferisce a Londra per diventare un gentiluomo. I misteri legati alla somma di denaro, al misterioso benefattore e alla gelida Estella verranno svelati.

LENTEZZA… DA ROMANZO? | Chiariamolo subito: da un film come questo, trasposizione di un romanzo Ottocentesco, non è che ci si potesse aspettare chissà che ritmo. E’ uno dei problemi – se non IL problema – degli adattamenti dei classici: se c’è una storia di base con un certo andamento non si possono compiere miracoli in fatto di azione e adrenalina. Ma anche tenendo a mente questa premessa, il film risulta di una lentezza esasperante. Non c’è azione, è questo il problema. Ci sono i personaggi e le loro storie, le loro emozioni, poi ci sono le ambientazioni. Ma la dinamicità della storia non si vede mai. Si arriva persino a domandarsi se anche nel libro le cose si svolgano in questo modo… Insomma, anche se gli attori sono nella parte e le potenzialità ci sarebbero tutte, dopo un’ora si inizia ad annoiarsi.

IL PROTAGONISTA IN OMBRA | Come forse avrete capito non ho letto il romanzo di Dickens, quindi non so se Pip sia così insignificante già nell’originale oppure se sia la trasposizione cinematografica a non giovargli. In ogni caso, il personaggio del film è fiacco, poco carismatico e per niente incisivo. Non resta neppure troppo antipatico, perché non sembra più di tanto un arrampicatore sociale senza scrupoli. Ha semplicemente la consistenza di una comparsa. Stare accanto a figure, soprattutto femminili, di un certo spessore di certo non gli giova. A Helena Bonham Carter è stato affidato un personaggio che tira fuori al meglio la sua anima un po’ gotica e certamente sopra le righe; la giovane Holliday Grainger è una Estella credibile e convincente. Pip, invece, non spicca. In molte scene sembra uno spettatore, un soprammobile vestito – a seconda del momento della storia – più o meno bene. Non parliamo poi del finale (la parte che ho trovato più debole): l’invecchiamento suo e del socio in affari fanno pensare a una presa in giro – ma non si sa se era voluta o meno.

VOTO: 5/10

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Giornalista per passione e professione. Mamma e moglie giramondo. Senese doc, adesso vive a Londra, ma negli ultimi anni è passata per Torino, per la Bay area californiana, per Milano. Iscritta all'albo dei professionisti dal 1 aprile 2015, ama i libri, il cinema, l'arte e lo sport.

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