“Honey cigar”: una ragazza cerca la sua strada nella Parigi anni ’90

L'opera prima di Kamir Aïnouz è un film pop, provocatorio, femminista, amaro, generazionale

Un film di Kamir Aïnouz. Con Amira Casar, Lyes Salem, Zoé Adjani.
Drammatico, 100′. Francia 2020

Parigi, 1993. Selma, diciassette anni, vive con la sua famiglia berbera, borghese e laica. Quando incontra Julien, un giovane affascinante per cui prova una forte attrazione, si rende conto per la prima volta delle severe regole della sua famiglia patriarcale e di come queste influiscano sulla sua intimità. Mentre l’islamismo assume il controllo del paese di origine e la famiglia si sgretola, Selma scopre quanto sia potente il suo desiderio e il suo bisogno di resistere e combattere. Traendo forza dalla sua gente, inizia un percorso che le farà capire cosa significhi diventare una donna libera.

 

Opera prima della regista francese di origini algerine Kamir Aïnouz, presentato alle Giornate degli autori di Venezia 77, “Honey cigar” è allo stesso tempo un film pop, provocatorio, femminista, politico, amaro e generazionale.

Per alcune affinità narrative, registiche ed emozionali presenti nella prima parte, mi piace accostarlo al celeberrimo “Io ballo da sola” di Bernardo Bertolucci. Il secondo ha avuto tra le altre cose il pregio di far scoprire al mondo una giovanissima Liv Tyler, il primo fa irrompere sulla scena internazionale la bella e tosta Zoé Adjani.

L’attrice sparisce dentro il ruolo della ribelle Selma, dando prova di talento, personalità e naturalezza. Senza mostrare alcuna esitazione si carica sulle spalle il peso dell’intero film, reggendo benissimo la pressione e non perdendo in spontaneità nemmeno nelle scene più hot.

“Honey Cigar” si muove, dal punto di vista drammaturgico, su due linee collegate tra loro: la prima riguarda esclusivamente Selma, che prima scopre l’amore, dopo viene tradita dalla sua stessa famiglia; la seconda i genitori di lei e il loro rapporto, che finisce per venire influenzato da quello che accade alla ragazza.

Si inizia con una sorta di coming age della protagonista, scritto, diretto e soprattutto interpretato in modo assai diverso e più convincente rispetto ad altre pellicole di genere, per poi ampliare il racconto, includendo un numero maggiore di punti di vista.  Paradossalmente, però, questo affollamento sulla scena porta a disperdere parte della carica emotiva ed esistenziale del film, rendendo così la visione meno fluida e incalzante.

“Honey cigar” ha anche una valenza politica e sociale, rievocando la svolta integralista intrapresa dall’Algeria nel 1994 e come questo abbia comportato pesanti conseguenze per le donne nel Paese. E poi c’è la componente femminista, con la regista che, ispirandosi anche a ricordi e situazioni familiari, rivendica l’autonomia di ciascuna persona e il diritto di scelta in campo affettivo e professionale.

Selma è giovane, irrequieta, tosta, fragile: una figura che piace e che lo spettatore accompagna con crescente simpatia e coinvolgimento in questa delicata fase di passaggio. Dopo sofferenze, delusioni e traumi riuscirà anche lei, con orgoglio, a trovare la propria strada.

 

Il biglietto da acquistare per “Honey cigar” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

 

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