“I dannati”: il racconto di una guerra che è tutte le guerre, inutile, insensata

Roberto Minervini gira un film come si trattasse di un documentario, nel segno del realismo

Un film di Roberto Minervini. Con René W. Solomon, Noah Carlson, Jeremiah Knupp, Timothy Carlson, Cuyler Ballenger. Drammatico, 89′. Italia, Belgio 2024

Inverno, 1862. Da qualche parte nelle terre dell’Ovest, un manipolo di soldati nordisti deve perlustrare il territorio e resistere due settimane prima dell’arrivo della cavalleria. In attesa di un nemico invisibile, organizzano il campo e le guardie. Giovani volontari, che hanno sparato soltanto ai conigli, o soldati di lungo corso, che lucidano Colt e fucili, giocano a carte e si scambiano pensieri sulla guerra civile che dilania l’America. Come solo orizzonte un crinale dietro il quale riparare e oltre il quale avanzare e interrogare il senso del loro arruolamento. Sono soli sulla terra, trafitti soltanto da un colpo di carabina, ed è subito neve.

 

Roberto Minervini, esperto documentarista, si cimenta in un lungometraggio di finzione che trascina nel cuore della Guerra di secessione americana. “I dannati”, presentato al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, è uscito al cinema il 16 maggio con Lucky Red.

Al centro del film ci sono un pugno di volontari, perlopiù di classe medio-bassa, inviati in una missione al confine delle terre a Ovest, fredde e inospitali. Questi uomini sono osservati in un arco temporale che comprende il prima, il durante e il dopo una battaglia sanguinosa e scioccante, che li porta a fare esperienza della brutalità della guerra, in alcuni casi per la prima volta.

Minervini ha girato “I dannati” come se si trattasse di un documentario, utilizzando lenti vintage che mettono a fuoco l’immagine direttamente sui personaggi, conferendo alla narrazione un aspetto intimo e umano.

La sensazione di forte realismo è accentuata dalla scelta del regista di lasciare ai suoi interpreti largo spazio per l’improvvisazione in alcune scene, a fronte però di un lavoro di studio sulla storia molto approfondito.

I personaggi sono “condannati” a una guerra abbracciata più per ragioni di guadagno che per una reale convinzione civile, e questo aiuta a comprenderne la brutale insensatezza e la disumanità.

“I dannati” esplora anche l’aspetto più spirituale dei protagonisti, portandoli ad affrontare interrogativi che trascendono le ragioni puramente materiali della battaglia: la vita, la morte, la speranza. Così facendo, il film, anche grazie all’uso sapiente del suono e della fotografia, riesce a raccontare il concetto stesso di guerra, in senso universale, slegato dall’epoca e dal luogo in cui essa si svolge.