“I Goonies”: un meme degli anni ’80, che è sempre piacevole rivedere

Un gruppo di ragazzini, con tre adolescenti al seguito, si mettono sulle tracce di un fantomatico tesoro

Un film di Richard Donner. Con Josh Brolin, Sean Astin, Jeff Cohen, Martha Plimpton, Joe Pantoliano, Corey Feldman. Avventura, 111′. USA 1985

Mikey Walsh e suo fratello maggiore Brandon sono prossimi allo sfratto dal quartiere dei Goon Docks, nella cittadina di Astoria, nell’Oregon. La zona è destinata a una vasta ristrutturazione, che probabilmente investirà anche le case dei loro amici. Per questo, quando in soffitta Mikey trova la mappa del tesoro del pirata Willy l’orbo, convince i coetanei Data, inventore provetto, Chuck, goffo e goloso, e Mouth dalla parlantina inarrestabile, a seguirlo in un’avventura che li porterà a navigare insidiosi tunnel. Brandon e due ragazze della sua età, Stephanie e Andrea, li accompagnano cercando di proteggerli, ma sulle loro tracce c’è anche la pericolosa famiglia criminale italoamericana dei Fratelli.

 

È tornato al cinema, per un evento di alcuni giorni, “I Goonies” di Richard Donner, prodotto da Steven Spielberg, pellicola d’avventura per bambini e ragazzi uscita in sala la prima volta nel 1985.

Un gruppo di ragazzini un po’ sfigati degli anni ’80, Mickey, Brand, Chunck e Data, con tre adolescenti al seguito, tra cui spicca un insospettabile e irriconoscibile Josh Brolin nel ruolo di Brand Walsh, si mettono sulle tracce di un fantomatico tesoro dei pirati e si ritrovano coinvolto in un’avventura ai limiti del fantasy.

“I Goonies” è un film che ha segnato una generazione, e che continua ancora oggi, nonostante gli anni che passano, a esercitare una certa influenza sul mondo del cinema e delle serie tv – difficile non notare le somiglianze con la serie cult “Stranger Things”.

Al di là della componente tecnica, che chiaramente non regge il confronto con quella contemporanea, ritrovarlo al cinema, per chi è stato ragazzino in quel periodo, è un ritorno al passato, ai ricordi dell’infanzia. Tutto quanto, dalla colonna sonora, ai costumi e le ambientazioni, ci parlano infatti di un mondo scomparso, almeno nella vita reale, per cui proviamo però ancora oggi una fortissima passione.

 

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Nata a Napoli, a otto anni si trasferisce in provincia di Gorizia dove si diletta di teatro. Torna nella sua amata città agli inizi del nuovo millennio e qui si diploma in informatica e comincia a scrivere - pensieri, racconti, per poi arrivare al primo romanzo, "Anime". Nel frattempo ha cambiato di nuovo città e scenario, trasferendosi nelle Marche. Oggi conduce per RadioSelfie.it "Lo chiamavano cinema", un approfondimento settimanale sulla settima arte, e scrive articoli sullo stesso tema.

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