“Il vizio della speranza”: una reinterpretazione della Natività

Toccante e appassionato, ma anche realista e cinico è il film di Edoardo De Angelis con Pina Turco

Un film di Edoardo De Angelis. Con Pina Turco, Massimiliano Rossi, Marina Confalone, Cristina Donadio, Odette Gomis. Drammatico, 90′. Italia 2018

Maria ha un cane e una vita dannata. Ripescata in mare come un rifiuto, è cresciuta marcata da un abuso sessuale che le ha scalfito il volto e privato il ventre della capacità di generare. Figlia di una madre alienata e braccio destro di una pappona tossicomane, Maria traghetta povere anime sul Volturno, prostitute nigeriane che affittano l’utero per sopravvivere e ingrassare la loro miserabile padrona. Un giorno la fuga di Fatima, che vuole tenere per sé il suo bambino, e la scoperta di una gravidanza inattesa, scuotono Maria dal profondo. Incinta e in fuga, dopo aver ritrovato e liberato Fatima, Maria prende coscienza di un bivio e sceglie il mare, la vita.

 

Quarto lavoro del regista napoletano Edoardo De Angelis, “Il vizio della speranza” è un film ricco di tante piccole chicche che, nel complesso, costruiscono una reinterpretazione della Natività veramente toccante e appassionata. Ma sempre onesta, e cinica.

C’è Giuseppe, il personaggio interpretato da Carlo Pengue, e c’è questa Maria dei giorni nostri, che sacrifica se stessa e la sua vita per mettere al mondo un figlio, che si rifiuta di vendere al racket di Zia Maria, ma che le fa ritrovare quella speranza perduta da tempo.

Il bambino che nasce forse non sarà il redentore dell’umanità, ma di certo basta a redimere quella Maria a cui il pubblico si affeziona per una straordinaria empatia che l’attrice, Pina Turco, riesce a ricreare grazie alla naturalezza e determinazione con cui affronta la parte.

Al di là della forza della protagonista, non si può non menzionare la figura di Zia Maria che è davvero incredibile. Si tratta di una narratrice al negativo, una anti-voce narrante che comunica al pubblico tante verità del film per antitesi, creando un’opposizione straordinaria tra il messaggio di speranza e il cinismo della realtà che, invece, distrugge quella stessa speranza.

Edoardo De Angelis riesce a creare un tessuto di personaggi e vicende memorabili. Facendo della semplicità una forza, il regista esplora con occhi nuovi una storia tanto lineare come quella del Natale investendola però di nuove consapevolezze sul significato di nascere e venire al mondo in una società corrotta come quella di oggi.

La sua regia è attenta e puntuale a cogliere ogni sfumatura della storia così come ritratta sui volti dei suoi personaggi. La fotografia e la scenografia accompagnano questo viaggio straordinario, costruendo ogni scena come se fossero tanti lati diversi di uno stesso presepe. C’è il contrasto tra il blu, che domina nel film, e il rosso delle luci degli addobbi e delle insegne. Ma c’è anche il caldo fuoco della “mangiatoia” dove Maria insegna al suo bambino che cos’è nascere.

E, devo dire che, tutto sommato, alla fine del “Vizio della speranza”, De Angelis lo insegna un po’ anche a noi.

 

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