Intervista all’attrice Erica Del Bianco, tra le interpreti di “Made in Italy”

Le esperienze in teatro, al cinema e in tv; la fiction di Canale 5 dove interpreta la "cattiva" e i progetti

Attrice poliedrica, capace di spaziare con naturalezza dal cinema al teatro fino alla tv: Erica Del Bianco è tra le protagoniste della nuova serie Mediaset “Made in Italy” che racconta la nascita della moda italiana negli anni ’70.

La serie è già disponibile su Amazon Prime Video e prossimamente andrà in onda su Canale 5. Di questo abbiamo parlato con lei nella nostra intervista, ma anche delle sue passate esperienze e delle sue aspirazioni.

 

Ciao Erica. Iniziamo proprio dalla serie “Made in Italy”. Com’è stato lavorare a questo progetto?

È stato davvero interessante e stimolante: era la prima volta che mi calavo nella realtà di una serie a puntate, che avevo a che fare con un personaggio ricorrente nella storia, la cui evoluzione non si risolveva nello spazio della durata di un film ma copriva un arco temporale più ampio. È stato molto bello potermi calare nei panni di Eleonora di settimana in settimana, ritrovare ogni giorno il suo spazio di movimento sul set, i suoi oggetti, i suoi vestiti. È stata la costruzione di un mondo parallelo, perfetto nei suoi dettagli, grazie al lavoro non solo dei registi ma anche della produzione e di tutti coloro che attraverso la scenografia, i costumi, il trucco e a mille altri tasselli sono riusciti a farci calare davvero nella realtà degli anni ’70. Senza contare che ho avuto la grossa fortuna di poter lavorare al fianco di colleghi bravissimi, di grande esperienza. Ogni scena che ho girato è stata fonte di stimolo e crescita.

Erica Del Bianco sul set della serie “Made in Italy”.

Cosa ti ha spinta a sostenere il provino, e com’è andata nello specifico? È stato amore a prima vista tra te e i registi?

Ho semplicemente saputo che ci sarebbe stata l’opportunità di una serie quasi interamente girata a Milano, e ho chiesto a Monica Mazzoleni, la mia agente, come potessimo fare per avere un provino. È stata lei a fissare un primo appuntamento con la casting director, a cui ne è seguito un secondo. E poi mi hanno preso. I registi, Luca Lucini e Ago Panini, sono due persone eccezionali, sia dal punto di vista professionale che umano. Luca lo conoscevo già, avevamo lavorato su altri set insieme e ne ho sempre avuto una grande stima: lavorare con lui significa sentirsi completamente a proprio agio, e questo per un attore è un aspetto fondamentale. Con Ago, invece, era la prima volta, e ho scoperto una persona di una sensibilità e di una creatività rare. Ognuno dei due ha il suo modo di intendere il set, la scena e i personaggi, ma la cosa bella è che lavorando a quattro mani non li ho mai visti una volta invadere l’uno lo spazio dell’altro. Il loro lavoro era un continuo completarsi a vicenda per arrivare insieme al risultato finale, e credo che sia stata la chiave vincente per tirare fuori tutto il meglio che “Made in Italy” aveva da dare.

Il tuo personaggio, Eleonora, viene presentato in maniera piuttosto negativa, soprattutto per la sua forte invidia verso le altrui fortune e gli altrui successi. Cosa dobbiamo aspettarci da lei nel corso degli episodi?

Non voglio spoilerare nulla a chi ancora non ha visto la serie, ma diciamo che il mio personaggio, dopo un momento di iniziale diffidenza nei confronti delle protagoniste, Irene e Monica, capisce che a causa loro rischia di venir messo in secondo piano all’interno della redazione, e cerca per quel che può di metter loro i bastoni tra le ruote. Ovviamente con pessimi risultati.

Com’è stato lavorare con Raoul Bova, Marco Bocci e Margherita Buy? Qualche aneddoto divertente dal set?

In realtà con nessuno di loro mi è capitato di avere scene significative per il mio personaggio. Con Raoul Bova, purtroppo, non abbiamo neppure condiviso le stesse giornate di set, ma ho potuto chiacchierare sia con Margherita Buy che con Marco Bocci nei momenti di pausa e ho trovato due persone che ad una grandissima professionalità accostano un’altrettanto grande umiltà e voglia di mettersi a disposizione delle scene e dei colleghi di set, anche di chi come me ha meno esperienza. Non sempre si è abbastanza fortunati da poter lavorare con colleghi che rappresentino una continua fonte di stimolo, ma in questo caso per me è stato così. E poi fuori dal set abbiamo sempre riso tantissimo, soprattutto con Greta, Fiammetta e Giulia (rispettivamente Irene, Monica e Silvana), che nella serie sono quelle con cui il personaggio di Eleonora mostra davvero il suo lato peggiore. Spesso prima di iniziare a girare alcune delle scene che si svolgevano in redazione ci lasciavamo dei bigliettini sulle rispettive scrivanie: era divertente cercare di rimanere nel personaggio senza scoppiare a ridere, quando ci capitavano sotto gli occhi durante una scena.

Il cast della serie “Made in Italy”.

“Made in Italy” racconta il mondo della moda nell’Italia degli anni ‘70. Erica Del Bianco, nella vita fuori dal set, è una “fashion addicted”? Segui le tendenze, le mode, oppure no?

[Ride] Fashion addicted è un parolone, quando si parla di me: non ho mai seguito le mode del momento ma ho un mio stile, che attinge molto al vintage e in particolare agli anni ’70 e ’80, quindi essere circondata da capi tanto belli proprio di quel periodo per me è stato un sogno. E poi, lavorare a questa serie mi ha permesso di scoprire tanti aspetti che ancora ignoravo: parlo del modo in cui gli anni ’70 sono stati capaci di vedere nella moda un mezzo espressivo tanto forte e di come a sua volta la moda e i grandi nomi che hanno reso il made in Italy quello che oggi tutti conosciamo e amiamo abbiano saputo raccontare un momento storico ricco di cambiamenti, rivoluzioni, contraddizioni.

Nel corso della tua carriera hai spaziato tra teatro, cinema, tv. C’è un “mondo” che senti più tuo, dove ti trovi più a tuo agio? Oppure pensi che il bello di fare l’attore sia proprio quello di poter spaziare tra medium ed esperienze diverse, senza dover necessariamente scegliere?

Penso che recitare significhi aver voglia di farlo sempre, ovunque, poco importa che sia su un palcoscenico o dietro una telecamera. O meglio: poco importa nella misura in cui ci sono un personaggio o una storia da raccontare. Dal punto di vista dell’attore, invece, il “mezzo” cambia tantissimo le carte in tavola, perché così come non c’è niente in grado di eguagliare la sensazione delle assi del palcoscenico sotto i piedi, la magia di quinte e sipario, e quell’onda d’urto che solo il pubblico del “qui e ora” ti possono dare, allo stesso modo la capacità che ha la telecamera di vederti e scavarti dentro non può essere paragonata a nessun’altra esperienza. Sono due modalità differenti ma, per me, complementari, e non saprei dire quale mi piaccia di più. Dipende dai personaggi, e dalle loro storie. Alcune sono più per il teatro, altre si prestano meglio al video. A me piacerebbe molto poter continuare a esplorare entrambe le direzioni.

Erica Del Bianco. Foto di Federico Del Bianco

Se tu dovessi indicare un’esperienza recitativa del tuo passato che ti ha segnata particolarmente, che ti ha insegnato qualcosa che è stato poi importante per il proseguo della tua carriera quale sceglieresti?

Non penso di poter parlare di vere e proprie esperienze “negative” a livello lavorativo e questa credo sia una grande fortuna. Però c’è stato un episodio che è dipeso da me e a cui ancora adesso ripenso sudando freddo: era una delle serate in cui con la mia compagnia teatrale, il Vicolo del Teatro – è stato grazie a loro che mi sono davvero potuta accostare al palcoscenico – mettevamo in scena “Un tram che si chiama desiderio” di Tennessee Williams. Io avevo il ruolo di Blanche, uno dei più difficili che abbia interpretato finora, e credo che resterà sempre uno di quelli che avrò amato di più. Comunque, quella sera ero arrivata allo spettacolo stanchissima, e a un certo punto – non so come – ho saltato una scena. Completamente. Mi sono preparata per quella successiva, mi sono messa in posizione, si sono accese le luci. Poi mi sono resa conto dell’errore. Panico. Indietro non si poteva tornare, si poteva andare solo avanti. E recuperare un’intera scena saltata lì per lì mi è parso impossibile. Invece, grazie anche all’aiuto dei colleghi che hanno capito l’errore e si sono prestati all’improvvisazione, ci siamo riusciti. Nessuno si è accorto di nulla, noi abbiamo retto fino alla fine, ricordo che quando sono finalmente uscita di scena sono crollata, non so se più per la rabbia o per il sollievo. Ecco, quella è stata una delle esperienze da cui ho imparato di più: a non pretendere di essere perfetta perché non lo sono, a cercare di essere presente sempre, nonostante la stanchezza, e ad affidarmi completamente a chi ho intorno. Perché se si è fatto un buon lavoro insieme, si è pronti a fronteggiare qualunque situazione del “qui e ora”, insieme. Ed è parte del bello di questo mestiere.

Con “Made in Italy” possiamo vederti su Amazon Prime Video e prossimamente anche su Canale 5. E adesso? Stai già lavorando a qualcosa di nuovo?

I progetti sono molti e spero avremo modo di parlarne in futuro, ma per ora, fino a che le cose non saranno concrete e reali, preferisco fare la scaramantica e non dire nulla.

Grazie a Erica Del Bianco per essere stata con noi.

Grazie a voi, è stato un piacere grande.

 

Previous article“Lola”: quando le distanze tra genitori e figli non si possono superare
Next article“The Laundromat”: con ironia dentro lo scandalo dei Panama Papers
Avatar
Giornalista per passione e professione. Mamma e moglie giramondo. Senese doc, adesso vive a Londra, ma negli ultimi anni è passata per Torino, per la Bay area californiana, per Milano. Iscritta all'albo dei professionisti dal 1 aprile 2015, ama i libri, il cinema, l'arte e lo sport.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here