Intervista alla scrittrice Giulia Madonna

di Ilaria Grasso

 

Giulia Madonna è nata a Pescara e dopo la maturità scientifica si è laureata in architettura. Ha collaborato con studi tecnici ed è stata docente di corsi di formazione professionale.

Nel 2011 ha esordito nel mondo della narrativa con il romanzo “La stanza vuota”, che le è valso anche il premio della giuria al “Cinque terre – Golfo dei poeti”. Ha poi preso parte a diversi altri concorsi, riscuotendo un buon successo e aggiudicandosi vari riconoscimenti. Tra questi la possibilità di scrivere un stesura capitolo per un romanzo collettivo di 24letture, la pagina letteraria del Sole 24 Ore su Twitter.

Amata Tela” è uscito nel 2014 per Musicaos Edizione e si è aggiudicato il Premio Kafka Italia 2015.

Abbiamo incontrato l’autrice per parlare dei suoi lavori, della sua passione per la scrittura e di molto altro ancora.

amata tela, Giulia Madonna

Ciao Giulia, grazie di aver accettato questa intervista per Parole a Colori. Francesca è la protagonista del tuo ultimo lavoro “Amata Tela”. Quanto c’è di te, in lei?

Ciao Ilaria, grazie a voi per avermi invitata. Francesca mi somiglia molto per quel suo rapporto di amore-odio con la Facoltà di architettura, perché anch’io sono stata una studentessa e, come lei, sono rimasta imbrigliata nella sua rete affascinante. Tutti pensano che sia una Facoltà facile dove principalmente si disegna… in realtà non si disegna solo e ogni linea tracciata è il risultato di calcoli, studi, emozioni e tanto altro. Credo capiti a ogni scrittore che i suoi personaggi rispecchino in qualche modo le sfaccettature del suo carattere e del suo vissuto. La mia Francesca, ad esempio, somiglia a me quanto avevo la sua età e camminavo nel mondo con i miei immensi sogni.

Nel tuo libro racconti la storia di una donna nella Trieste tutta lustrini e magia degli anni ‘80. Perché questa scelta spazio-temporale?

Ho scelto di ambientare il romanzo negli anni in cui anch’io, come Francesca, avevo 25 anni. Gli anni ‘80 sono stati anni intensi, ricchi di avvenimenti per tutti, anche per me. La scelta del luogo, invece, è nata per una preferenza sia architettonica che umana: Trieste ha una bellezza estrema nel suo aspetto esteriore ma anche e, soprattutto, per quello umano, visto che è una città mitteleuropea, risultato della stratificazione sociale e storica di più civiltà e razze. Credo che nel periodo sociale e storico che stiamo vivendo Trieste sia un esempio molto positivo di come si possa convivere.

Francesca è un architetto che eccelle nella sua professione. Cosa comportava, trent’anni fa, essere una donna di successo? Differenze rispetto al presente?

Credo che negli anni ‘80 per una donna fosse estremamente difficile raggiungere il successo, primo perché i posti di comando erano occupati da uomini che molto difficilmente lasciavano spazio alle donne; secondo perché la donna si portava dietro la croce e delizia della famiglia, dei figli, della casa, che rappresentavano sia un forte deterrente per il successo che una fonte di rimorso e di rimpianto. Non penso che le cose siano molto cambiate, oggi.

Francesca infatti non è solo una donna determinata ad affermarsi lavorativamente, ma anche una madre…

Sì, è teneramente madre, ostinatamente madre, al punto da andare via di casa e restare sola per far nascere la sua creatura che è, come lei stessa ammette, “l’unica cosa buona che Eugenio le ha lasciato”.

Parliamo adesso di Carlo, il mentore di Francesca.

Carlo, architetto di fama mondiale, docente della Facoltà di Architettura di Venezia, è un personaggio fondamentale per la storia perché riesce ad aprirla a farle prendere una svolta importante, è la persona che riesce a vedere il talento di Francesca e le dà una mano a venir fuori per riuscire ad esprimersi e affermarsi, ma sarà per lei anche casa e affetto, aiutandola a portare a termine il suo più ardito progetto, mettere al mondo un figlio completamente sola.

Eugenio, amante e amato, intreccia con lei una danza fatta di amore, sesso e arte. Come sei riuscita a unire questi tre elementi così forti, in un’unica relazione?

Le mie storie nascono sempre da fatti o personaggi reali che ho conosciuto o che mi hanno colpito, tanto da desiderare di scrivere di loro per far conoscere le loro storie a tutti, ma poi, quando inzio a scrivere entro in un’altra dimensione, parallela alla realtà, dove i personaggi e le storie che incontro sono intensi, veri, senza remore e riescono a vivere le loro vite senza paura di essere se stessi. Così i personaggi e le storie da cui sono partita, alla fine, non sono più loro, perchè la realtà mi serve solo per partire e poi prendere il largo. Eugenio è il tipico artista maledetto che riesce a imprigionare nella sua reta Francesca, però la sua non è tattica ma reale sofferenza, che si porta dal suo infelice passato: i suoi genitori si sposarono solo perché aspettavano lui, così quel matrimonio riparatore non portò felicità a nessuno, soprattutto a lui, che si sentì rifiutato e trattato come un pacco. Riuscì a superare questo grande dolore grazie all’incontro con l’arte, che gli regalò il senso di libertà,così quando incontra Francesca, sebbene la ami intensamente, non riesce a lasciarsi andare per la paura di dipendere emotivamente da lei, come era accaduto in passato con i suoi famigliari.

Come possono seguirti i nostri lettori? Sei presente sui Social Network? E cosa pensi dei new media e della carriera di scrittore – aiutano a farsi conoscere?

Su Facebook, Twitter, Linkedin e Google+ sono presente quasi ogni giorno. Devo dire che i social, se usati con discernimento, sono davvero una vetrina importante per un autore. Io, con un lavoro attento e persistente, sono riuscita a pubblicizzare il mio romanzo e a incontrare il mio pubblico, ho conosciuto blogger che mi hanno recensito, intervistato e ospitato nei loro blog, ho trovato i contatti per partecipare a trasmissioni televisive e radiofoniche, e molto altro. Per chi volesse seguirmi mi trova sotto il mio nome, Giulia Madonna, oppure del mio romanzo, “Amata tela”.

Archiviato questo progetto, stai già lavorando a qualcosa di nuovo?

Sono in pieno fermento perché ho quasi terminato il mio terzo romanzo, arrivando vicina al traguardo con il lavoro di revisione, limatura e inserimento degli elementi temporali e spaziali. Anche questa volta la protagonista è una donna, Claudia, critica e storica dell’arte, autrice di best-seller, una sorta di Vittorio Sgarbi al femminile. Moglie e madre felice, alla soglia dei cinquantacinque anni comincia ad avere forti ripensamenti sul suo passato che tormentano il suo presente. Riuscirà a uscire da questo disagio grazie alla scrittura di un diario, attraverso il quale farà un lungo viaggio dentro di sé di crescita e comprensione. La particolarità di questo romanzo è la sua struttura doppia, una sorta di romanzo nel romanzo, perché la parte in terza persona, quella della narrazione vera e propria, dialoga con la parte in prima persona, il diario di Claudia. Il significato profondo del romanzo gira attorno al valore e alla forza della parola scritta che riesce a essere non solo curativo per l’anima, ma anche tramite tra passato e presente. Inoltre il romanzo sottolinea come le persone famose, che tutti riteniamo solo fortunate e felici, in realtà nascondano tanta sofferenza, rinunce e dolore. Non è tutto oro ciò che luccica.

Siamo in chiusura, Giulia. C’è qualcosa che vorresti aggiungere, un messaggio ai nostri lettori?

Vi ringrazio di cuore di essere stati partecipi della mia scrittura e dei miei progetti. Spero che in ognuno di voi abbia acceso la voglia di comprare e leggere il mio romanzo, che è distribuito in tutte le librerie d’Italia o può essere acquistato su internet. Mi auguro che possiate diventare tutti miei lettori. Grazie di cuore!