“Io sono l’abisso”: Donato Carrisi torna a raccontare la circolarità del male

Un thriller mescolato al dramma che riprende il romanzo omonimo, adattandolo al cinema

Un film di Donato Carrisi. Con Sara Ciocca, Michela Cescon, Lidiya Liberman, Ettore Scarpa. Drammatico, 126′. Italia 2022

Lago di Como. Un addetto alla raccolta dei rifiuti colleziona spazzatura e alla sera fa il giro dei locali notturni, nascosto dietro un parrucchino e un paio di baffi finti, e adesca prostitute, tutte bionde e tutte over 60. Una voce maschile da dietro una porta verde gli dice quello che deve fare, compreso punirsi ogni volta che ha sbagliato. Una madre cerca di proteggere le donne del luogo dalla violenza maschile e ogni tanto rivede l’ex marito, un insegnante che vorrebbe che lei lasciasse la loro ex casa coniugale. Una tredicenne con un ciuffo viola ha un rapporto conflittuale con i genitori, e rischia di cadere nelle maglie insidiose della Rete. Questi personaggi finiranno per portare a compimento un complicato disegno del destino.

 

Si dice spesso che la terza prova cinematografica sia quella decisiva per saggiare davvero le doti di un regista.

Personalmente ero molto curioso di capire come Donato Carrisi avrebbe adattato il suo romanzo per il grande schermo. E a questa curiosità si è aggiunta la bizzarra richiesta ai giornalisti prima della proiezione stampa, ovvero non rivelare i nomi del cast.

La curiosa richiesta ha acquisito un senso dopo aver ascoltato Carrisi in conferenza stampa. Questa impostazione di anonimato è stata infatti adottata fin dal primo giorno sul set, e si è rivelata fondamentale per creare le giuste condizioni per girare un progetto tanto particolare.

“Io sono l’abisso” è un thriller, a cui Carrisi ha aggiunto l’elemento drammatico; un’indagine sull’origine del male. Siamo abituati a vedere i serial killer come espressione massima del male, ma il regista ha cercato di mescolare le carte in tavola, spingendo il pubblico a riflettere sulle motivazioni, la storia e sulle origini, appunto.

L’uomo della spazzatura ha vissuto i mesi di set completamente isolato dal resto della troupe. Lui stesso ha rivelato che nei momenti di pausa girava da solo per il lago di Como e se vedeva da lontano qualcuno della produzione e cercava di avvicinarlo questo fuggiva. Un espediente utile per capire la solitudine vissuta dal personaggio.

Ma insomma, misteri a parte, vale la pena vedere “Io sono l’abisso”? Personalmente credo di sì. Questo è un racconto amaro, crudo, doloroso con cui Donato Carrisi porta lo spettatore a vedere, toccare e respirare la parte più oscura e terribile dell’animo umano. Come sottolinea il titolo stesso, la bellezza può diventare orrore, l’ingenuità tramutarsi in ferocia.

“Io sono l’abisso” racconta tre storie di abuso, sofferenza e devastazione nate dall’illusione che la cattiveria non possa mai avere il volto della persona amata. Scoprire invece che la realtà è ben diversa può far precipitare l’individuo in un pozzo nero da cui è difficile uscire.

Carrisi riproduce fedelmente l’impianto narrativo del romanzo, costruito su tre livelli narrativi (qui affidati a tre perfetti interpreti) che lentamente quanto inesorabilmente entrano in contatto fino a mescolarsi, in un crescendo di colpi di scena e rivelazioni sconvolgenti.

La sceneggiatura è solida, avvincente, modulata in modo convincente alle esigenze cinematografiche. Ritmo e pathos seguono un crescendo, che non si smorza fino al finale.

Il male, così come l’amore, presenta diverse, imprevedibili e feroci sfumature. Si annida nell’animo umano provocando danni, traumi e ferite. “Io sono l’abisso” ne racconta uno spaccato fedele e doloroso, e lascia nel cuore e nella mente dello spettatore un segno profondo.