“L’eroe”: un’opera prima interessante ma con dei limiti strutturali

Salvatore Esposito protagonista del primo lungometraggio di Cristiano Anania, che mostra buon potenziale

Un film di Cristiano Anania. Con Salvatore Esposito, Marta Gastini, Vincenzo Nemolato, Enrica Guidi, Cristina Donadio. Drammatico, 80′. Italia 2019

Giorgio è un giornalista di cronaca che scrive romanzi ritenuti “non idonei alla pubblicazione”. Quando una sua inchiesta dà troppo fastidio a un potente, l’uomo viene mandato a lavorare in un oscuro quotidiano di provincia. Ma il caso vuole che proprio nella località dove risiede il giornale abbia luogo un fatto di cronaca degno dell’attenzione nazionale: il rapimento del nipote di Giulia Guidi, proprietaria di un’importante azienda vinicola locale. E i sospetti ricadono su alcuni membri della comunità in cui Giorgio sta cominciando ad ambientarsi, fra cui Francesco, un disabile che si occupa delle consegne di bombole a gas, che Giulia descriverebbe come un “acino indifeso”, di quelli che bisogna pigiare forte perché ne esca il mosto che “fa buono il vino”.

 

Personaggi ben caratterizzati, idee interessanti, un gruppo di attori di talento, tra cui spiccano Salvatore Esposito nel ruolo del protagonista e Cristina Donadio in quello della nonna del bambino rapito. A far da sfondo una piccola città di provincia, claustrofobica, in cui il male s’infiltra, colpisce e dove c’è bisogno di un eroe. Ma cos’è un eroe? 

Parte da questa domanda Cristiano Anania, classe 1985, nel suo lungometraggio di debutto dopo una gavetta come assistente di alcuni registi di primo piano e la realizzazione di molti corti, in particolare “Pollicino”, apprezzato dal circuito festivaliero internazionale.

“Cosa succede quando il circo mediatico indica qualcuno come colpevole? – si domanda il regista in conferenza stampa. – Il mostro, o presunto tale, viene sbattuto in prima pagina, la sua vita passata al setaccio senza pietà. A questa figura disturbante, che ci fa sentire normali, migliori, ne viene poi spesso contrapposta un’altra, positiva. L’opinione pubblica ha bisogno di creare mostri ed eroi”.

“L’eroe” è un film modesto ma coraggioso, che sconta le ristrettezze di budget e l’inesperienza del suo regista, che comunque compie alcune scelte interessanti. La storia non è banale, ma il finale è prevedibile.

Anania dimostra di possedere uno stile tutto suo, quasi documentaristico nei confronti di un fatto di cronaca, e una certa consapevolezza anche in fase di scrittura, nonostante qualche, giustficabile, scivolone.

 

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Classe 1996, marchigiana d’origine, studia comunicazione a Roma e ha trovato il modo di coniugare la passione per il cinema e quella per la scrittura... Come? Scrivendo sul e per il cinema dal 2015. Ha all'attivo diverse esperienze sul set, con registi del calibro di Matteo Garrone, e sogna un giorno di veder realizzato il suo film.

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