“L’uomo del labirinto”: recensione del romanzo di Donato Carrisi

Thriller psicologico a tutto tondo edito da Longanesi, dove i personaggi si muovono in uno spazio altro

Un “puzzle della mente”, surrealista, in cui il sogno e l’inconscio vanno tessendo le loro trame in un racconto claustrofobico, il lettore è chiamato a comprendere cosa è vero e cosa non lo è, e talvolta le risposte sono più nebulose delle domande. Definirei così L’uomo del labirinto di Donato Carrisi, edito da Longanesi.

Un thriller psicologico a tutto tondo, in cui i personaggi devono far affidamento più sulle risorse mentali che su quelle fisiche per catturare il “mostro”, ma anche per mantenere il loro equilibrio cognitivo. dell’equilibrio cognitivo delle loro menti. Una dimensione dove tutto è possibile, per dirla con Jean Baudrillard.

Sin dalle prime pagine del racconto si viene catapultati in uno spazio altro – più vicino alla dimensione reale o a quella onirica? Una realtà (?), quella di una città, in cui i ritmi di vita sono capovolti: si dorme di giorno e si lavora di notte per far fronte alla calura opprimente, dovuta forse agli effetti del surriscaldamento globale.

In questa cornice troviamo i personaggi del libro che, a vario titolo, sembrano tutti sospesi in un limbo, in preda all’inquietudine, all’incertezza, in attesa di qualcosa che tarda a verificarsi. C’è Samantha Andretti, rapita quando aveva tredici anni e tenuta a lungo segregata, ritrovata mentre vaga smarrita, nuda e ferita ai bordi di un acquitrino; e poi il dottor Green, profiler fuori dal comune, chiamato a scandagliare nella mente della donna alla ricerca di indizi che siano in grado di portare al suo carceriere.

Ci sono Bruno Genko, investigatore privato a cui i genitori di Sam si erano rivolti subito dopo la sua sparizione, in cerca di riscatto per un incarico mai portato a termine; Marìa Elena Vasquez, detta Mila, responsabile del Limbo, l’Ufficio persone scomparse; il Coniglio, dagli occhi a forma di cuore, presenza incombente e assorbente in tutto il racconto, iconografia di un malessere, di una maledizione.

“L’uomo del labirinto” piacerà senz’altro agli amanti del genere thriller-psicologico, e sarà capace di tenere il lettore inchiodato a ogni pagina, a ogni riga, alla ricerca di risposte alle proprie domande. Ma quali risposte? E, soprattutto, a quali domande? E se fosse stato tutto un sogno?

 

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Claudio Filippello
Esperto di regolamentazione e funzionamento dei mercati finanziari per professione, incursore nelle emozioni che solo i libri, il cinema e il teatro possono regalare per hobby.

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