di Luciaconcetta Vincelli

 

Un film di Luigi Lo Cascio. Con Luigi Lo Cascio, Catrinel Marlon, Luigi Maria Burruano, Massimo Foschi, Alfonso Santagata. Drammatico, 105’. Italia, 2012

 

Nell’era della post-verità, della fattualità riscritta, in cui Orwell ha davvero raggiunto l’acme come profeta, cosa potrebbe ribadire, sin dal titolo perentorio, il film “La città ideale” scritto, diretto e interpretato da Luigi Lo Cascio e presentato al festival Molise Cinema?

Semplicemente la verità. E la verità di Lo Cascio – attore inizialmente teatrale, sprezzante del cinema, poi cresciuto grazie a opere come “I cento passi” e “La meglio gioventù” – punta su temi e fatti tra i più attuali, eppure spesso ignorati.

Così, dietro al tentativo di salvataggio di un uomo in una notte piovosa trasformato dagli inquirenti in un incidente, si nascondono considerazioni sulla verità dialettica della giustizia, sull’emergenza ambientale, sull’onestà dei rapporti, sull’inesplorato fenomeno della “cattura” tra uomini e delle loro relazioni.

Perché, insomma, è vero che tra avvocati e processi i fatti si perdono nella guerra divertita messa in scena a parole; è vero che, ancora oggi, si addita come “fissato, maniaco” un cittadino rispettoso delle norme ambientali; è vero che vige l’opportunismo, e non l’altruismo, nelle amicizie; è vero che, alla fine, cediamo alla nostra natura animalesca nei rapporti.

Per rappresentare le varie facce della medesima questione, Lo Cascio, per la prima volta in veste di regista, affida ognuna a un personaggio, interpretato da figure imponenti come Luigi Maria Burruano e Roberto Herlitzka, ma anche da attori non professionisti – ad esempio è la madre del regista a prestare il volto alla madre del protagonista.

Tuttavia, non si tratta di verità assolute: Lo Cascio sembra, piuttosto, proporre la possibilità di ragionare sulla verità, di riscoprirla come elemento fondante la nostra personalità, la nostra coscienza.

Quasi di divenire “disumani”, allora, perché, come spiega Massimo Foschi nei panni dell’avvocato “il cervello umano va in cerca della vittoria, quasi mai della verità.”

Viene da domandarsi se esiste un luogo dove poter credere in questa “utopia”, ed esercitarsi, come lo stesso regista, nell’impegno civile.

Lo Cascio indica come campo fertile “la città ideale”, Siena, “ideale per tutto”. Perfetta anche per ambientare il suo film, girato nel Terzo di Camollia, il cui stemma, la “K”, sembra ritornare simbolicamente anche nella carriera dell’artista.

“La città ideale” è un’opera dal tono pacato ma profondo e denso di piccole genialità stilistiche e di scrittura, ma soprattutto un’esperienza fondamentale per Lo Cascio anche per comprendere il complesso organismo cinematografico, composto da attori, regista e altre figure, “ognuna parte essenziale” e non monopolista dell’intero progetto.

Un film all’insegna della scoperta, in particolare quella della verità, un tema molto caro all’attore-autore. Che lo ha declinato, ad esempio, in “Marina”, storia di emigrazione dalla Calabria alle miniere del Belgio, conosciuta all’estero ma ignorata in Italia. Ma voi la conoscete, vero?