La congiura dello speziale, Mauro Santomauro

La congiura dello spezialeFedora Milano non sa darsi una spiegazione: il direttore della sua testata l’ha fatta rientrare dalle ferie per andare a intervistare il direttore di un’antica farmacia veneziana, fondata cinquecento anni prima. Niccolò Bellavitiis è un uomo tanto colto ed enigmatico quanto affascinante e il suo racconto sull’arte della cura è ipnotico, ma perché tanta fretta? Improvvisamente l’attenzione della donna è calamitata da un misterioso contenitore in peltro. Quello strano recipiente, spiega Bellavitiis, serviva per trasportare la Theriaca, un composto chimico di origini antichissime la cui formula nasconde delle proprietà molto potenti in grado di cambiare le sorti dell’intera umanità, un fluido foriero di una sapienza ambita e pericolosa che trascinerà Fedora in uno spaventoso tunnel senza fine…


 

La prima cosa che posso dire di questo libro è che è un romanzo storico, sì, ma decisamente sui generis.

Prima di tutto il modo di scrivere dell’autore è unico nel suo genere, e il suo stile… be’, confesso che nonostante la mia passione per il genere non mi era mai successo di leggere una storia dove la voce del narratore fosse così presente e soprattutto ironica. Mentre si leggono le vicende, tra passato e presente, e si conoscono i vari personaggi, c’è spazio per qualche frecciata neppure troppo velata alla situazione italiana contemporanea, ai problemi di oggi, ma anche per precisazioni e aneddoti. Inizialmente questa voce di sottofondo così potente, presente e definita mi ha spiazzata – come dicevo, non è molto consueto trovarne una -, ma poi… penso che sia un qualcosa di unico. Un narratore che è vero e proprio personaggio, a cui ci si affeziona o che, quanto meno, ci si abitua a sentire.

Anche il contenuto del romanzo, le vicende in quanto tali, sono particolari per essere contenute in un romanzo storico. C’è una parte legata al passato, è vero, alla Venezia del Cinquecento, ma la maggior parte dell’azione di svolge nel presente, qui e ora, con dei risvolti che virano persino verso la fantascienza [non vi dico altro, per non rovinarvi la sorpresa].

Dopo questa premessa, passiamo al libro vero e proprio. L’inizio, a mio avviso, è un po’ lento e soprattutto molto lungo. Metà delle pagine se ne vanno prima che sia successo davvero qualcosa o che si siano delineati, almeno un pochino, i contorni del mistero, del thriller e via dicendo. Dopo le cose migliorano, anche se il succo della vicenda è racchiuso in pochissimo spazio, però forse un’introduzione meno macchinosa sarebbe stata preferibile.

Da ogni riga traspare il lavoro di ricerca e documentazione certosino che deve aver preceduto la fase di scrittura vera e propria. Venezia, la città del presente ma anche quella del passato, emerge chiara come una fotografia, nei suoi dettagli, negli scorci, nei piccole particolari, e lo stesso vale per il mondo delle spezierie. Forse talvolta la tendenza a precisare e spiegare tutto risulta un tantino fastidiosa, ma d’altro canto, in un romanzo storico che racconta un mondo così particolare, quasi una confraternita da iniziati, può starci.

La protagonista Fedora è anche lei sui generis. Una giornalista appassionata di dolci, che non parla come le principesse delle fiabe, ma è estremamente realistica. Da giornalista, se posso permettermi un appunto, ho trovato poco credibile la parte dell’intervista al dottor Niccolò (che tra parentesi ha un’inquietante somiglianza, non voluta, certamente, e del tutto casuale, con il Mr. Grey delle 50 sfumature). Non so quale emittente manderebbe in onda un servizio dove l’intervistato si lascia andare a una serie ininterrotta di chiacchiere, divagazioni e aneddoti vari.

La parte più riuscita del libro, secondo me, è il finale. Un bel risultato, considerando che molto spesso è proprio sul finire che molti scrittori si lasciano andare e calcano la mano, oppure commettono qualche sciocchezza – narrativamente parlando – che rischia di mandare a farsi benedire la buona impressione che un lettore si era fatto della storia. Be’, qui direi che succede quasi il contrario! Se anche la trama in quanto tale lascia un po’ perplessi, le ultime pagine sono riuscite e incisive. E gettano un ponte verso il futuro, o verso un possibile seguito, lasciandoci con tutta una serie di domande senza risposta decisamente interessanti e promettenti…

Tirando le somme, una storia che impiega un po’ a partire, ma che comunque procede sui suoi binari, dall’inizio alla fine. Andando avanti nella lettura mi sono sorpresa ad apprezzare anche le divagazioni del dottor Niccolò e le note a metà pagina del narratore – segno evidente che lo stile è coinvolgente e che il tutto procede a un ritmo fruibile. Le precisazioni si inseriscono nella trama, danno spessore alla narrazione. Particolare.

 

L’AUTORE | Mauro Santomauro è nato nel 1949 ed è stato farmacista della Serenissima, salendo alla ribalta delle cronache quando rinunciò a trasferire la sua farmacia in terraferma. Nella sua vita è stato chimico, distillatore, imprenditore e contadino e si è divertito come giocatore e poi allenatore di baseball, batterista in un settetto jazz, maker ante litteram come produttore di accessori d’arredo. Ha pilotato aerei da turismo e ha praticato immersioni subacquee. La sua vera passione è il buon cibo. Vive con la moglie e i due figli a Treviso.

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Giornalista per passione e professione. Mamma e moglie giramondo. Senese doc, adesso vive a Londra, ma negli ultimi anni è passata per Torino, per la Bay area californiana, per Milano. Iscritta all'albo dei professionisti dal 1 aprile 2015, ama i libri, il cinema, l'arte e lo sport.

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