Un film di Yorgos Lanthimos. Con Emma Stone, Rachel Weisz, Olivia Colman, Nicholas Hoult, Joe Alwyn, Mark Gatiss. Biopic, 120’. Grecia 2018

Inghilterra, 18esimo secolo. La regina Anna è una creatura fragile dalla salute precaria e il temperamento capriccioso. Facile alle lusinghe e sensibile ai piaceri della carne, si lascia pesantemente influenzare dalle persone a lei più vicine, anche in tema di politica internazionale. E il principale ascendente su di lei è esercitato da Lady Sarah, astuta nobildonna dal carattere di ferro con un’agenda politica ben precisa: portare avanti la guerra in corso contro la Francia per negoziare da un punto di forza – anche a costo di raddoppiare le tasse sui sudditi del Regno. Il più diretto rivale di Lady Sarah è l’ambizioso politico Robert Harley, che farebbe qualunque cosa pur di accaparrarsi i favori della regina. Ma non sarà lui a contendere a Lady Sarah il ruolo di Favorita: giunge infatti a corte Abigail Masham, lontana parente di Lady Sarah, molto più in basso nel sistema di caste inglese.

 

Il dramma in costume sale alla ribalta, dimostrando, diversamente da quanto si poteva pensare, di non essere un genere finito dopo i fasti del passato ma di avere solo bisogno di essere rinnovato per tornare a splendere.

Sono occorsi 9 anni di lavoro preparatorio, alla “Favorita” (The Favourite) di Yorgos Lanthimos, per vedere la luce. Il risultato del lungo sforzo anche produttivo è un film che bilancia in modo perfetto sacro e profano, ricostruzione storica e intrighi di corte, con un triangolo che, per una volta, vede tre grandi donne ai vertici.

Olivia Colman (che presto vedremo nei panni di un’altra testa coronata nella terza stagione della serie Netflix “The crown”) è una regina fragile ma esigente; Rachel Weisz  una duchessa con il polso fermo e la lingua tagliente; Emma Stone l’ultima arrivata, un’arrivista disposta a tutto pur di ritagliarsi uno spazio di prestigio a corte.

Il cast è eccezionale, anche negli interpreti che chiamiamo secondari come Nicholas Hoult (Skins, Mad Max: Fury Road). In ogni caso la storia, per una volta, è in mano alle donne, con le tre protagoniste che prevalgono su tutti gli altri.

Le ambientazioni, palazzi del XVIII secolo in origine appartenuti ai reali, sono incredibilmente suggestive, con arazzi, ampie vedute, boschi e giardini all’inglese curati nel dettaglio, e rimandano un’immagine credibile dell’Inghilterra che fu.

La regia di Lanthimos, che si riprende a pieno dal lento e discostante “Il sacrificio del cervo sacro”, è sublime. Il regista greco gioca con lo sguardo, l’illusione e le luci ma anche con strumenti tecnici come con il grandangolo, le inquadrature, i piani sequenza e le carrellate a palazzo.

“La favorita” è soprattutto un dramma dalle sfumature inattese, con una vena ironica di fondo difficilmente pronosticabile. Un mix di generi, dove satira, dramma, commedia sono veicolate da una sceneggiatura incredibile e da una colonna sonora fastidiosa eppure azzeccata. Gli archi stridono mentre battute ironiche sorprendono il pubblico, perennemente spiazzato e sorpreso. Piacevolmente sorpreso.

 

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