“La femme de mon frère”: un film eccessivo, un’occasione sprecata

La regista canadese Monia Chokri, all'esordio, non sfrutta al meglio le potenzialità di storia e cast

Un film di Monia Chokri. Con Evelyne Brochu, Magalie Lépine Blondeau, Sasson Gabai, Niels Schneider, Kimberly Laferriere. Drammatico, 117’. Canada 2019

Montreal. Sophia, una giovane e brillante laureata disoccupata, vive con suo fratello Karim. La loro relazione è messa alla prova quando Karim, seduttore incallito, si innamora perdutamente di Eloïse, la ginecologa di Sophia…

 

Probabilmente Monia Chokri voleva mescolare Woody Allen e Pedro Almodovar. Il suo “La femme de mon frère”, però, sembra solo il mal riuscito ibrido tra “Harry a pezzi” e “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”, una sfida rischiosa naufragata in fretta, la brutta riedizione di una sit-com anni ‘90.

È tutto talmente eccessivo, caricaturale e fuori contesto che già dopo pochi minuti lo spettatore non può impedirsi di provare una crescente irritazione e un senso di noia, di fronte a dialoghi forzati e per nulla brillanti.

Questo marasma narrativo e inesperienza creativa finiscono per oscurare, almeno in parte, la brillante performance di Anne-Élisabeth Bossé nel ruolo della protagonista Sophia.

La gelosia, anche quella che si sviluppa tra fratelli, può essere raccontata al cinema in molti modi diversi. Ma per farlo con successo servono misura, equilibrio e talento, il coraggio non solo di osare ma di compiere scelte ponderate.

La regista canadese Monia Chokri, per quanto volenterosa, dimostra di non possedere ancora le qualità per portare a termine una sfida registica di questa portata. Perché “La femme de mon frère”, alla fine, sembra solo un’occasione sprecata. Che fa rimpiangere la bella TV anni ’90.

 

Il biglietto da acquistare per “La femme de mon frère” è:
Nemmeno regalato (con riserva). Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

 

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