“La musa degli incubi”: quando il fantasy è raffinato e ricercato

La storia del Sognatore Lazlo Strange si conclude, nel capitolo conclusivo della duologia Fazi

The last bookstore, Los Angeles

Che cosa c’è in un nome? Quella che noi chiamiamo ‘rosa’ anche con un altro nome conserverebbe sempre lo stesso dolce profumo. [Romeo e Giulietta]

Tendiamo spesso ad essere schiavi delle definizioni, a voler dividere sempre e comunque il mondo in categorie e a inserire tutto sotto una certa etichetta, guai se qualcosa sfugge alla catalogazione. Il discorso si applica anche al mondo dei libri.

La musa degli incubi di Laini Taylor, edito da Fazi, secondo e conclusivo capitolo della duologia aperta da “Il Sognatore”, dizionario dei generi alla mano, è chiaramente un fantasy. Eppure non sarete più lontani dal cogliere l’essenza di questo romanzo, se vi immaginate una storia fantastica di quelle popolate da elfi, nani e personaggi mitologici – e se siete convinti che solo un certo tipo di pubblico, giovane oppure innamorato dei sogni a occhi aperti possa riuscire ad apprezzarlo.

Ecco “La musa degli incubi” è un fantasy, ma talmente raffinato, ricercato e articolato – sia nella trama che nella costruzione e nello stile di scrittura – che anche chi solitamente snobba il fantasy, considerandolo un genere leggerino, di puro intrattenimento, da nerd, dovrebbe dargli una chance.

Leggendo il proseguo della storia del Sognatore Lazlo Strange mi è capitato di provare qualcosa di analogo a quanto successomi anni fa con “Il cannocchiale d’ambra“, terzo e ultimo capitolo della trilogia “Queste oscure materie” di Philipp Pullman: stupore e meraviglia davanti a un’architettura tanto complessa, puro piacere per quello che i libri sono capaci di trasmettere e far vedere con gli occhi della mente.

Non voglio entrare nei dettagli della trama, perché questo libro forma con il primo un tuttuno così stretto che sarebbe impossibile non svelare qualcosa di importante a chi ancora non ha letto “Il Sognatore“. Si tratta di una duologia che va letta insieme, un libro dopo l’altro, per poterne apprezzare a pieno i dettagli, i rimandi, le connessioni. “La musa degli incubi” non ha ragione di esistere – e quasi non ha senso – se non si ha fresco in mente tutto quello che è successo prima.

Per questo vi consiglio di procurarvi il primo romanzo della Taylor, se non lo avete ancora, e cominciare da lì. E poi andare avanti. E se dalla lettura è passato troppo tempo… rileggetelo! Perché così apprezzerete ancora di più la bravura dell’autrice e il mondo magico e intricato a cui ha saputo dare vita.

 

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