La nuova avventura di Sherlock Holmes non è opera di Conan Doyle

La storia rinvenuta in Scozia, nella soffitta di un ottantenne del posto, non è originale

di Sara Cappellini

 

Dalla scorsa settimana, i fan di Sherlock Holmes di tutto il mondo sono in visibilio per la scoperta di un presunto episodio inedito con protagonista il detective più famoso di sempre.

La storia è stata rinvenuta in Scozia, nella soffitta di Walter Elliot, un ottantenne esperto di storia locale. Il titolo è “Sherlock Holmes: Discovering the Border Burghs and, by deduction, the Brig Bazaar” (qui potete leggerlo in versione integrale).

Il racconto è contenuto in un libro più ampio, “The Book o’ the Brig”, insieme a componimenti di autori locali. Il signor Elliot racconta che il volume fu edito in occasione di una raccolta fondi per la ricostruzione di un ponte distrutto da un’alluvione nella cittadina di Selkirk, nel dicembre del 1903.

Mentre la stampa non ha perso tempo ad annunciare a caratteri cubitali il ritrovamento della nuova avventura del detective, dando per scontato che fosse autentica, gli esperti hanno esaminato lo scritto, giungendo alla conclusione che, per buona pace degli appassionati, questo non sia opera di Sir Arthur Conan Doyle.

Le argomentazioni, alquanto convincenti, sono esemplarmente spiegate nel pezzo che Mattias Boström, scrittore svedese esperto di Holmes e membro della Baker Street Irregulars, un’associazione di appassionati che organizza ogni anno un evento a tema a New York, ha pubblicato sul suo sito I hear of Sherlock.

Innanzitutto il titolo appare più ridondante di quelli normalmente utilizzati – “A scandal in Bohemia”, “The adventure of the nobel bachelor”. In più non c’è alcuna evidenza che Conan Doyle abbia scritto questo episodio: il suo nome non compare né nel racconto né nella lista degli autori che hanno contribuito alla realizzazione del libro.

Sembra inoltre che in quei giorni di inizio 1900 lo scrittore scozzese abbia tenuto un discorso in un teatro di Selkirk, nel corso del quale declamò alcuni suoi romanzi.

Un’introduzione, scritta dallo storico Thomas Craig-Brown, venne riportata sul settimanale locale “The Southern Reporter”. Ebbene nel pezzo non si fa alcun riferimento al presunto nuovo racconto, circostanza sospetta, visto che questo sarebbe stato composto per una raccolta fondi per la stessa cittadina.

Ancora più schiacciante appare il fatto che “Sherlock Holmes: Discovering the Border Burghs and, by deduction, the Brig Bazaar” sia scritto in prima persona da un narratore non identificato che chiaramente non è il dottor Watson – per chi non lo sapesse, tutte le storie di Sherlock Holmes sono scritte in prima persona da Watson, ad eccezione di due dove il punto di vista è quello dello stesso detective.

Il libro incomincia così:

“Ne abbiamo abbastanza di vecchi romantici e uomini viaggiatori” disse il direttore, mentre scriveva con una matita blu sulla sua copia, e faceva delle correzioni per la grande edizione del sabato del Bazaar Book. “Vogliamo qualcosa di aggiornato. Perché non parliamo con “Sherlock Holmes?”.

Di fronte alle rimostranze del giornalista, che si lamenta della difficoltà di intervistare un grande investigatore, che vive per di più solo su carta e inchiostro, il direttore aggiunge: “Alcuni uomini sono stati intervistati senza che nemmeno lo sapessero o lo consentissero. Vedi dunque di avere un articolo pronto per l’edizione di sabato”.

Lo scrittore di questo racconto decide allora di scrivere, seguendo la sua immaginazione, una storia che inizia con Sherlock Holmes e Watson impegnati in una conversazione, seduti nel loro salotto.

Non è incredibile? Mentre i giornali annunciavano a gran voce il ritrovamento di un nuovo episodio delle indagini di Holmes, scritto dalla penna di Arthur Conan Doyle, è lo stesso scrittore del racconto in questione, a quanto sembra un giornalista, a dichiarare chiaramente che si tratta di un parto della sua fantasia, dove vanno in scena i celebri personaggi.

Visto l’argomento della contesa, proviamo ad applicare il metodo deduttivo tanto caro al detective di Baker street. Se una volta eliminato l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità, non possiamo che concludere che è impossibile che Conan Doyle abbia scritto questo racconto, per quanto ci piacerebbe poter dimostrare il contrario.