“La ragazza che amava Audrey Hepburn”: il libro di Rebecca Serle

Edito da DeA Planeta, una storia di formazione, sull'importanza di chiudere i conti col passato

Immaginate di poter invitare a cena cinque persone, non necessariamente conoscenti – o viventi. Chi scegliereste di far sedere al tavolo con voi? È proprio la situazione da cui prende il là La ragazza che amava Audrey Hepburn” di Rebecca Serle, edito da DeA Planeta.

La protagonista Sabrina, non ancora ventenne, ha stilato la lista dei suoi cinque ivitati alla cena ideale. Adesso, alla cena per i suoi trent’anni, se li trova tutti lì: la sua attrice preferita, il fidanzato storico, la migliore amica, il professore universitario che l’ha ispirata e il padre che l’ha abbandonata da bambina per rifarsi una famiglia.

Perché si trovano a quel tavolo? Cosa li ha fatti riunire? È quello che scopriremo – insieme a Sabrina – nel corso della cena, tra un antipasto, un calice di vino e tante parole.

“La ragazza che amava Audrey Hepburn” è costruito giustapponendo, capitolo dopo capitolo, due differenti piani temporali. Da una parte c’è il presente, la festa di compleanno scandita dal trascorrere dei minuti e delle ore fino alla mezzanotte, la conversazione di questo bizzarro gruppo di commensali. Dall’altra, il racconto del passato della protagonista, da quando era una studentessa in California fino a oggi.

Nonostante la staticità delle parti presenti – tutto si svolge nella sala di un ristorante, intorno a un tavolo e nel giro di poche ore – il romanzo funziona e leggendo non si ha mai la sensazione di restare fermi. Il movimento viene dato dalle parole, dal racconto, dai dialoghi – brillanti ma soprattutto profondi.

Inserire Audrey Hepburn – e non solo lei – nella New York di oggi, una sorta di fantasma o di emanazione della coscienza di Sabrina, avrebbe potuto trasformarsi in un boomerang, dando al libro una patina eccessivamente fantastica o sovrannaturale. Invece la Serle è stata bravissima a gestire la sua idea di partenza, facendo passare quasi in secondo piano quanto la cosa sia incredibile.

Perché quello che conta non sono tanto le persone sedute a quel tavolo, la loro identità, ma piuttosto la loro funzione di “Grilli Parlanti” o spiriti guida o mentori o comunque vogliate definirli. Ognuno dei cinque è lì per aiutare Sabrina a fare i conti col suo passato, ad accettarlo e ad andare avanti. Alla fine conta solo questo.

Sabrina non ha avuto una vita facile – e alla fine ne saremo ancora più convinti che all’inizio del libro! – eppure è un personaggio tutto sommato positivo. Perché anche se si tratta di una ragazza giovane, soprattutto nel tempo del racconto, con convinzioni sbagliate e la fastidiosa certezza di essere sempre nel giusto, è anche una persona capace di mettersi in discussione, e di chiedere scusa. E sentirsi in sintonia con lei è facile.

La ragazza che amava Audrey Hepburn” è un libro permeato di malinconia, che molto probabilmente vi farà provare grande tristezza e senso di impotenza di fronte all’ineluttabilità del destino. Ma se guarderete bene, in fondo in fondo, troverete anche speranza e positività. Perché la vita va avanti.

 

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