“La ricamatrice di Winchester”: recensione del libro di Tracy Chevalier

Neri Pozza pubblica la storia di una donna coraggiosa e determinata, nell'Inghilterra degli anni ‘30

Violet tacque per un momento scuotendo la testa. “Poi mi sono trasferita qui, e ho pensato che poteva essere un nuovo inizio, ma tutto questo a volte, mi schiaccia” aggiunse, guardano le imponenti mura di pietra della cattedrale.

A vent’anni dalla pubblicazione di quello che è probabilmente il suo libro più famoso, “La ragazza con l’orecchino di perla”, Tracy Chevalier torna con la storia di una donna che cerca la propria libertà nell’Inghilterra degli anni ’30 del Novecento.

La ricamatrice di Winchester, edito da Neri Pozza, ha come protagonista Violet Speedwell, una delle cosiddette “donne in eccedenza”, rimaste senza mariti o compagni dopo la prima guerra mondiale e incapaci di rifarsi una vita nel periodo successivo. La società di allora le compativa; le famiglie cercavano di influenzare il loro destino.

Violet si è rassegnata a non avere un uomo accanto, ma non a far decidere dagli altri per la propria vita. Decide così di lasciare la natia Southampton per trasferirsi a Winchester. Dopo una parentesi come dattilografa, entra a far parte delle ricamatrici della Cattedrale, una delle associazioni cittadine più rinomate. Qui imparerà che il ricamo è pazienza, dedizione, ma anche vitalità, estro, espressione…

I lettori che hanno amato i precedenti romanzi storici della Chevalier non resteranno delusi: anche in questo caso la ricostruzione storica è attenta e precisa; i personaggi – alcuni realmente esistiti, altri immaginari – ben caratterizzati.

La ricamatrice di Winchester” affronta tematiche sempre attuali come la lotta contro i pregiudizi e le convenzioni sociali che le donne hanno dovuto affrontare in ogni epoca, l’amicizia, l’importanza della comunità. Una storia ambientata a inizio XX secolo che però parla con forza a ognuno di noi, qui e oggi.

 

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