La scuola e il Covid-19: intervista a un insegnante “a distanza”

Limiti e possibilità della DAD, scenari futuri, l'impatto che il lockdown ha avuto su studenti e prof.

di Maria Teresa Maggiobello

 

Il Covid-19 e il lockdown imposto dal Governo italiano per limitarne la diffusione hanno colpito duramente la vita e le abitudini dei cittadini. Degli adulti, certo, ma anche di ragazzi e bambini, allontanati da scuola ormai da settimane.

Il sistema scolastico ha cercato di rispondere alla nuova situazione attraverso la didattica a distanza (DAD), con contenuti multimediali, webinar di formazione per i docenti e piattaforme certificate per le videoconferenze. Ma i problemi non mancano. A partire da quelli relativi all’accesso stesso alle nuove tecnologie.

Secondo i dati ISTAT 2018-2019, il 30% delle famiglie italiane non ha un PC o un tablet in casa; il 41,9% dei minori vive in condizioni di sovraffollamento abitativo, impossibile per loro ritagliarsi uno spazio tranquillo per seguire le lezioni è quasi impossibile.

Di questo e molto altro abbiamo parlato con un docente di scuola secondaria di primo e secondo grado, che preferisce restare anonimo, cercando di fare il punto sulla situazione scolastica attuale con chi la sta affrontando in prima persona.

 

Alla notizia che sarebbero state chiuse le scuole fino a data da stabilirsi quali sono state le prime reazioni del corpo docenti, degli alunni e dei genitori?

Inizialmente sia noi docenti che alunni e genitori siamo stati colti da una sensazione di disorientamento, per motivi differenti. I docenti sapevano di non essere pronti e di non possedere adeguati mezzi o competenze che potessero consentire un adeguato sostituto della lezione frontale. I ragazzi non erano pienamente consapevoli di quello che stava accadendo e ai genitori invece veniva a mancare il supporto fornito dalla scuola nel bilanciamento famiglia/lavoro.

Ora che la fase di smarrimento iniziale è superata, come si svolge una giornata tipo per un docente e per un alunno?

Un docente lavora quasi 24 ore al giorno con supporto costante, utilizzando anche il numero personale tramite l’utilizzo di applicazioni per smartphone come WhatsApp. Le video-lezioni si svolgono prevalentemente la mattina; per motivi organizzativi si sono dovute ridurre le ore di lezioni frontali, ma queste sono state compensate da ore di studio individuale con materiale e supporto fornito dal docente. Talvolta si svolgono verifiche e interrogazioni in orario pomeridiano per sopperire alle difficoltà di collegamento o per consentire a tutti l’uso del pc, ad esempio in famiglie con più figli.

Cosa ti manca di più della “vecchia” routine scolastica?

La vicinanza fisica, il momento di scherzo, così come il rimprovero, che la didattica a distanza – la fantomatica DAD – non consentono, tutti aspetti molto rilevanti. Il suono della campanella. E in definitiva un confine maggiormente delineato tra quella che è la sfera lavorativa e quella privata.

Quali sono le difficoltà della DAD e quali i valori aggiunti, se ce ne sono?

La difficoltà principale è la dipendenza da una connessione funzionante sia per il docente che per ogni singolo alunno. La capacità di un insegnante di trasmettere un concetto, poi, è fortemente correlata alla gestualità e alle espressioni del viso che sono completamente annullate con la DAD. C’è poi da dire che ogni materia presenta un diverso grado di difficoltà della trasmissione dei contenuti. Ad esempio, per le materie scientifiche l’impossibilità di scrivere e cancellare in maniera interattiva e immediata con gli alunni sulla lavagna è un enorme svantaggio.

Per quanto riguarda i vantaggi, anche se poi vantaggioso non lo è davvero, gli alunni non possono interagire tra loro quindi si distraggono meno, anche se ognuno può distrarsi in altro modo senza che l’insegnante necessariamente se ne accorga.

Dalle tue risposte precedenti già si intuisce la riposta, ma pensi che il nuovo approccio sia un sostituto adeguato della didattica frontale?

No, è nato come metodo alternativo in una situazione di emergenza e tale deve rimanere. La scuola non ha solo una funzione didattica, è anche un luogo di aggregazione e di confronto, elementi che sono alla base della crescita degli uomini e delle donne di domani. Questo la DAD non può garantirlo.

A tuo avviso quanto è importante e come si esprime il ruolo di supporto psicologico della scuola per gli alunni contro l’alienazione intrinseca nella quarantena da Covid-19

Nella situazione attuale il ruolo della scuola risulta marginale per impedimento fisico e tale supporto è principalmente demandato ai genitori, ma mantenere una parvenza di routine nella quotidianità del ragazzo si è rivelato fondamentale affinché non perda il contatto con la realtà.

È pensiero ampiamente condiviso che da tragedie e difficoltà c’è sempre qualcosa da imparare. Secondo te su quali aspetti emersi finora la scuola dovrebbe lavorare in futuro?

Senza dubbio incrementare la diffusione di strumenti tecnologici, sia nelle scuole che nelle abitazioni. La scuola e lo Stato devono esserne promotori, affinché tutte le famiglie abbiano pari accesso alla tecnologia.

Da insegnante, quale pensi che sarà l’impatto che avrà sui ragazzi e sul loro modo di approcciarsi alla scuola in futuro, questa esperienza?

È sicuramente un’esperienza unica, e speriamo irripetibile. I ragazzi hanno imparato ad apprezzare la bellezza dello stare insieme in classe.

E invece, su di te? Come ti ha cambiato, se ti ha cambiato, nel tuo ruolo e nel tuo lavoro la pandemia?

Ho incrementato le mie competenze tecnologiche, come successo a molti colleghi, ma per fortuna non ha cambiato il mio approccio al lavoro né il mio ruolo. Ritengo che quest’ultimo possa esplicarsi a pieno solo in un contesto di vicinanza, in tal modo può instaurarsi un rapporto di fiducia reciproca che è fondamentale per fare in modo che la didattica sia efficace per la formazione dei ragazzi.

 

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