“La strada dei Samouni”: quando il documentario incontra l’animazione

Stefano Savona dirige un film potente e originale, per quanto un po' lungo, sull'attacco a Gaza

Un film di Stefano Savona. Documentario, 128′. Italia, Francia 2018

Tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009 la striscia di Gaza viene colpita da un violento attacco dell’esercito israeliano: la famiglia Samouni viene decimata, lasciando figli senza genitori. Stefano Savona si reca sul luogo della strage e vi fa ritorno un anno dopo, in occasione del matrimonio di uno dei superstiti della famiglia. I fatti di sangue vengono invece ricostruiti attraverso il contributo dell’animazione di Simone Massi e di una sceneggiatura, basata sulle testimonianze di chi c’era.

 

Alzi la mano chi, a costo di risultare cinico o insensibile, considera ormai quanto accade nella striscia di Gaza la “normalità”. Raid, rappresaglie, morti e feriti sono diventati “roba di tutti i giorni”, tanto che quando i media nostrani decidono di parlarne non suscitano in noi altro che un’alzata di spalle. Son cose che capitano… 

Se da un lato è triste che un conflitto di questa portata susciti in noi emozioni tiepide, dall’altro lo è ancora di più il fatto che questo conflitto venga puntualmente strumentalizzata dai media e dalla politica. Ci sono i palestinesi sovversivi, e gli israeliani che si difendono. Ci sono i terroristi e i garantisti. Fosse sempre così facile catalogare le cose.

Quando ho visto il documentario di Stefano Savona nella famigerata lista del caporedattore Turillazzi per Cannes, ammetto di aver sudato freddo. Invece, inaspettatamente, “La strada dei Samouni” mi ha colpito sia dal punto di vista narrativo che registico.

L’obiettivo degli sceneggiatori è informare e sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto avvenuto tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009, quando la striscia di Gaza venne colpita da un violento attacco dell’esercito israeliano. Attraverso l’armoniosa mescolanza tra documentario e film d’animazione , però, sono riusciti a farlo in modo originale e coinvolgente, inaspettato.

La parte documentaristica è utilizzata per presentare al pubblico i sopravvissuti della famiglia Samouni, le cui vite sono state segnate tragicamente dagli attacchi. Le scene di animazione, invece, ricostruiscono momenti felici e spensierati ma anche la notte dell’attacco, con un disegno semplice, lineare, in bianco e nero.

“La strada dei Samouni” è un pugno nello stomaco per lo spettatore, che viene quasi obbligato a riflettere sulla brutalità del conflitto. Sarebbe stato magari opportuno ridurre il minutaggio e tagliare alcune scene non necessarie che rendono la visione dispersiva e soprattutto lenta.

Stefano Savona ha comunque il merito di aver raccontato una storia forte, tragica, potente, non facile dimostrando il proprio talento oltre che un’acuta e profonda sensibilità umana prima ancora che artistica.

“La strada dei Samouni”, in ogni caso, è uno di quei film che ti fanno apprezzare il fatto di essere uno zelante inviato ai Festival.

 

Il biglietto da acquistare per “La strada dei Samouni” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

 

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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