“La truffa dei Logan”: una commedia d’azione nel segno di Soderbergh

Svantaggiati sull'orlo di una crisi di nervi alle prese con il colpo della vita: la rapina a una corsa

di Valentino Eletti

 

Un film di Steven Soderbergh. Con Channing Tatum, Adam Driver, Hilary Swank, Sebastian Stan, Daniel Craig. Commedia, 119′. USA, 2017.

Jimmy Logan, ex quarterback con una gamba offesa, e Clyde Logan, veterano dell’Iraq senza un braccio, decidono di organizzare una rapina. Separato dalla consorte e licenziato dal boss l’uno, single con pub l’altro, i Logan vivono nell’America rurale, collezionano una sfortuna eterna e perpetuano una maledizione familiare. Ma quella superstizione, esemplificata dal corso disastroso delle loro esistenze, diventa la loro chance: una buona copertura (chi accuserebbe mai due storpi?) e una buona occasione (giunti a questo punto, i Logan non hanno niente da perdere).

 

Steven Soderbergh è il regista, tra gli altri, di “Intrigo a Berlino” e “Ocean’s eleven”. Ecco, se volete vedere una somma di questi due film, con qualcosa di originale, non potete perdere “La truffa dei Logan” (Logan lucky), presentato nella Selezione ufficiale della Festa del cinema di Roma 2017.

Ritmo incalzante, un cast che funziona perfettamente e un grande setting: sono questi gli elementi portanti della pellicola. Il “colpo” da portare a termine questa volta è inusuale: i Logan proveranno infatti a svaligiare le casse – anzi, il caveau – della leggendaria gara automobilistica Coca-Cola 600.

Dei due fratelli uno è un veterano che ha perso un braccio in guerra (Driver), l’altro un ex giocatore di football che dopo un infortunio è stato costretto a lasciare lo sport e mantenersi con lavori saltuari (Tatum).

Sono due personaggi incompleti, persone che la società sembra aver messo da parte, eppure ci risultano più umani e ricchi di chiunque altro. Nonostante infatti “La truffa dei Logan” sia per definizione una commedia, la costruzione dei caratteri e le interpretazioni degli attori smuovono qualcosa nello spettatore.

Due ore di azione ininterrotta per un plot che segue, come in un bolero, una traiettoria di crescita continua della tensione: c’è la formazione del gruppo per il colpo, la progettazione puntigliosa, la messa in atto, l’imprevisto e il colpo di scena. Il tutto condito con gli ingredienti della provincia americana: macchine potenti, bar con scritte al neon sulla statale e orgoglio redneck.

Unica pecca: i personaggi a volte sembrano troppo consapevoli di stare recitando in un film di Soderbergh e l’autoironia che ne deriva risulta un po’ troppo costruita.

 

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