“L’amante di Barcellona”: recensione del romanzo di Care Santos

Un'epopea sulle tracce di un volume perduto. Una grande storia di amore per i libri e per la Spagna

Se amate le storie sui libri, e le saghe “familiari” ambientate nel passato, dove agli eventi realmente accaduti si intrecciano vicende romanzate ma plausibili, L’amante di Barcellona” di Care Santos, uscito per Salani il 3 settembre, è la lettura giusta per voi.

È la storia di un libro perduto, prezioso ed enigmatico, dal titolo scandaloso: Mémoires secrets d’une femme publique. Punta di diamante della biblioteca di un ricco signore della Barcellona napoleonica, il volume è bramato dalla nobiltà e dalla borghesia locali, tanto da essere sottratto al suo possessore. Sparito nel nulla, oltre due secoli dopo il memoriale non è stato ancora ritrovato, ma il suo viaggio rocambolesco ha lasciato qualche traccia…

In realtà questa trama sommaria non rende giustizia alla ricchezza di storyline, personaggi, spunti e rivolgimenti che si susseguono nelle 511 pagine del romanzo della Santos. “L’amante di Barcellona” è un’epopea, non solo la storia di un libro perduto; è un viaggio tra passato e presente; un racconto di caduta, riscatto ed espiazione.

Barcellona emerge dalle pagine come un personaggio a tutti gli effetti, un personaggio fatto di strade, edifici, piazze ma anche e soprattutto di avvenimenti. La Santos riesce a coniugare perfettamente ricostruzione storica e fiction, offrendo al lettore uno spaccato preciso ma mai noioso degli eventi che hanno caratterizzato la prima metà dell’Ottocento nella città catalana.

Tra rivolte, saccheggi ai conventi, succedersi di dominatori stranieri e governi cittadini, entriamo in contatto con tutta una serie di personaggi, realmente esistiti e di pura fantasia. Sono questi ultimi, comunque, gli eroi e gli antieroi della storia, quelli che restano maggiormente impressi per il modo sfaccettato e realistico con cui sono tratteggiati.

Per l’avido e senza scrupoli Néstor Pérez de León si prova fin da subito una repulsione senza precedenti; per Angel Brancaleone, rivoluzionario, condannato innocente, libraio, una forte simpatia. E poi c’è Carlota Guillot, che nel corso della storia va incontro ai maggiori cambiamenti e dimostra come, dalle ceneri, si possa sempre risorgere. Proprio come fa la stessa Barcellona.

Il romanzo è avvincente e ben scritto, ma forse un po’ lungo e dispersivo in alcuni punti e piuttosto confusionario nella veste grafica. I passaggi dalle parti ambientate nel passato e quelle ambientate nel presente non sono segnalati in alcun modo, così quando arrivano le scene con protagonista la scrittrice contemporanea a inframezzare il racconto storico si rimane sempre sconcertati, all’inizio.

Ci sono poi delle scene che, a mio modesto parere, sarebbero potute benissimo essere tagliate senza nuocere alla tenuta complessiva del racconto – penso agli incontri dei Saggi e alle loro “sedute spiritiche”, oppure alle chiacchiere delle figlie di un cliente di Brancaleone, che si protraggono, fini a se stesse, per un paio di pagine -, andando così ad alleggerire il tutto.

Al di là di questi dettagli, “L’amante di Barcellona” è un romanzo denso ma piacevole da leggere, che diventa via via più coinvolgente col passare delle pagine. L’attacco potrebbe lasciarvi un po’ interdetti, ma il mio consiglio è di non fermarvi e andare avanti nella lettura: ne vale la pena.

 

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