“Le sette morti di Evelyn Hardcastle”: recensione del libro di Stuart Turton

Neri Pozza pubblica l'esordio dello scrittore inglese, un raffinato rompicapo per la mente

Un debutto raffinato e originale, un rompicapo della mente: Le sette morti di Evelyn Hardcastle” di Stuart Turton, edito da Neri Pozza, si è aggiudicato nel 2018 il First novel Award ai Costa Book Awards ed è stato tradotto in 28 lingue.

Sin dalle primissime battute si viene immersi in un’atmosfera cupa, tenebrosa – una gloomy atmosphere – quella della residenza di campagna degli Hardcastle, la Blackheath house (la casa nella brughiera nera, per l’appunto!).

Aperta in occasione di un ballo – a cui partecipano gli stessi invitati che erano presenti diciannove anni prima, quando il giovane Thomas Hardcastle venne ucciso – sarà il teatro in cui si svolgeranno gli eventi raccontati nel romanzo.

I protagonisti si ritrovano a rivivere la stessa giornata, sempre uguale, scambiandosi però i corpi. Smarriti, prigionieri, capiranno presto che l’agognata libertà è possibile soltanto per uno di loro, colui o colei che riuscirà a risolvere il mistero dell’omicidio di Evelyn Hardcastle, rimasto irrisolto.

Le sette morti di Evelyn Hardcastle” è un libro da leggere tutto d’un fiato, con un suggerimento: tenete a portata di mano carta e penna per annotare le situazioni che si ripresentano, identiche, giorno dopo giorno, ma con prospettive diverse così da non perdere il filo.

Il romanzo è un vero rompicapo per la mente, costruito secondo un meccanismo i cui ingranaggi sono assemblati tra di loro in maniera perfetta, senza sbavature. Il Financial Times ha definito la trama “qualcosa in cui il lettore non si è mai imbattuto” e noi non possiamo che concordare.

 

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Esperto di regolamentazione e funzionamento dei mercati finanziari per professione, incursore nelle emozioni che solo i libri, il cinema e il teatro possono regalare per hobby.

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