“Le vele scarlatte”: l’esordio francese di Pietro Marcello, toccante ma lento

Un film lineare, che però si protrae più del dovuto. Ottima la prova di Noémie Lvovsky

Un film di Pietro Marcello. Con Juliette Jouan, Raphaël Thierry, Noémie Lvovsky, Louis Garrel, Yolande Moreau. Drammatico, 100′. Francia, Italia 2022

Il soldato Raphael torna dalla Grande guerra al suo villaggio normanno, identificandosi come “l’uomo di Marie”. Marie non c’è più, ma c’è una bambina di cui Raphael ignorava l’esistenza: è sua figlia Juliette, che diventerà la sua ragione di vita. Per lei l’uomo ricomincerà a fare il falegname, dimostrandosi l’artigiano migliore della zona e un eccellente intagliatore. Ad aiutarlo c’è Madame Adeline, una vedova di buon cuore che accoglie entrambi nella sua fattoria. Ma Raphael, Juliette e Madame Adeline non sono ben visti nel villaggio, che considera l’uomo colpevole di omissione di soccorso, e le donne due streghe – come ogni “femmina non addomesticata”. Il loro è tuttavia un percorso di speranza, in attesa del passaggio delle vele scarlatte pronosticato a Juliette dalla maga del paese.

 

Pronti via, e la mia amata sezione Quinzaine decide di crearmi più di un problema, aprendo il suo programma con il nuovo film di Pietro Marcello, “Le vele scarlatte” (L’Envol), un racconto intenso e malinconico.

La piccola Giuliette, rimasta orfana di madre, viene allevata prima dalla nonna e dopo dal padre Raphael, tornato indenne dalla Grande guerra. Nella Francia povera e contadina delle piccole comunità, dominano i pregiudizi e il maschilismo.

Raphael è un omone imponente, schivo e silenzioso; un abile falegname capace di costruire di tutto con le sue grosse mani. Di Marie, la madre di Giuliette, non sappiamo niente, ma si percepisce il legame che univa i due.

La sceneggiatura è lineare nel raccontare l’evoluzione e i cambiamenti della società e in parallelo la crescita di Giuliette, che da neonata diventa una giovane donna caparbia. Il film, però, nonostante la bella messa in scena, paga lo scotto di un ritmo lento e compassato.

Pietro Marcello, cercando di raccontare la vita di questa famiglia “normale” e caricandola di una valenza simbolica, finisce per provocare un effetto respingente. Non sarebbe stato male ridurre il minutaggio, tagliando alcuni passaggi retorici e ridondanti.

Non si può comunque non menzionare la convincente quanto vibrante performance di Noémie Lvovsky, fiera e talentuosa. La sua Giulietta affronta ogni difficoltà con coraggio, aiutando il film a non schiantarsi al suolo. Una donna moderna, che conosce il valore inestimabile della famiglia per crescere e volare via dal nido.

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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