“Leto”: alla conferenza stampa spicca l’assenza del regista Serebrennikov

Il film indipendente racconta la scena rock underground di Leningrado nell’estate del 1981

Una sedia vuota, con tanto di targhetta in bella vista con sopra il nome Kirill Serebrennikov. L‘organizzazione del Festival di Cannes omaggia così il regista russo impossibilitato a partecipare alla conferenza stampa del film Leto” (L’estate), in gara per la Palma d’Oro.

Il regista è agli arresti domiciliari in Russia, accusato di frode fiscale per aver sottratto 68 milioni di rubli (900 mila euro circa) per finanziare il progetto artistico Platforma. Ma per tanti attori e registi coinvolti sarebbero le sue posizioni politiche a renderlo inviso ai vertici del Cremlino.

Del suo arresto e di quello che ha significato per “Leto” ha parlato il produttore del film, Ilya Stewart.

“Kirill è stato arrestato improvvisamente il 22 agosto nel pieno delle riprese, e noi abbiamo deciso di continuare e poi fare una pausa per decidere come proseguire. Alla fine lui ha trovato il modo di dirigere il film rispettando gli arresti domiciliari, grazie alla tecnologia. Ha ultimato il montaggio da solo, a casa, senza la possibilità di comunicare con il cast o la troupe”.

Girato quasi tutto in bianco e nero, il film racconta la scena rock underground di Leningrado, nell’estate del 1981, concentrandosi su tre personaggi: il vecchio rocker Mike Naumenko, sua moglie Natalia, e Viktor Tsoi, il cantautore diventato una leggenda in patria dopo la morte nel 1990, a soli 28 anni.

“Tsoi è una leggenda in Russia, ha avuto una grande influenza culturale – ha spiegato Stewart. – Mike anche è famoso, anche se non una leggenda al pari di Tsoi, ma è stato parte di una sottocultura rock russa molto importante per Tsoi.”

A prestare il volto al cantautore è l’attore coreano Teo Yoo, che racconta così questa esperienza artistica.

“È stata una sfida! Nel film lo conosciamo nel periodo in cui non era ancora famoso, e quindi la mia interpretazione doveva essere piuttosto ingenua e pura. Io sono un asiatico nato e cresciuto in Germania, quindi in un certo senso riesco a identificarmi in Viktor. Per il film non ho studiato russo, l’ho appreso piuttosto foneticamente, per dare il giusto tono alle battute. È stato difficile interpretare questo personaggio, poco conosciuto in occidente ma celebre in Russia. Ho avvertito una grande pressione. Ma io mi sono posto come una tela bianca pronta a essere dipinta con i colori del personaggio.”

La musica gioca un ruolo determinante nel film – c’è già chi, sui media, ha parlato di “La la land” d’oltre cortina di ferro. Ma ottenere i permessi per includere le canzoni non è stato semplice. Ne ha parlato l’attore e cantante Roman Bilyk.

“Mi ha convinto Kirill a recitare nel film, anche se io non volevo fare l’attore all’inizio. È difficile interpretare un personaggio che è esistito davvero. Questo film è ricco di musica appassionante e può inspirare i giovani. Non c’è forma di oppressione che può fermare la loro creatività, e la creatività pervade il film.”

Irina Starshenbaum interpreta invece Natalia, la donna divisa tra i due musicisti.

“Il film parla di un grande momento storico in Russia, quello della nascita del rock. La storia è autentica, e parla di libertà e amore, e vedere il film ieri sera mi ha suscitato una sorta di nostalgia… è più profondo di quanto possiamo immaginare. Narra di un vero mutamento generazionale.”

Dello stile del montaggio, parla invece il direttore della fotografia Vladislav Opelyants.

“Abbiamo dibattuto con Kirill all’inizio, bisognava trovare uno stile di immagine che non fosse né troppo brillante né troppo scuro, il giusto equilibrio. Allora abbiamo allargato l’immagine e soppresso delle zone sfocate sulla camera per dare un effetto più realistico. L’animazione è venuta dopo, è stata una sorpresa anche per me, perché ha dato un tono specifico al film, una sorta di approccio primitivo ma nondimeno artistico.”

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Originaria della provincia di Roma, vive tra l'Europa e la Cina, coltivando la sua passione per lo studio di società e culture. Dottoranda a Berlino, ama scrivere di cinema, viaggi e letteratura. Si ritiene democratica e aperta alla critica, purché non sia rivolta ai libri di Harry Potter.

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