Lettori si nasce o si diventa? Riflessioni sull’Italia che (non) legge

Dopo la conclusione del Salone del Libro 2015, che ha registrato un aumento di pubblico e di vendite (sul sito potete trovare i dati) abbiamo pensato di rilanciare la discussione sui lettori e i non lettori in Italia riproponendo un pezzo, adattato, della nostra Federica Zanoni uscito nell’aprile 2014 su ItalianiLiberi.


 

di Federica Zanoni (Kikka)

 

lettrice paginaHo accolto con piacere l’invito degli ItalianiLiberi a parlare di libri e di biblioteche anche se io sono sfacciatamente di parte. Ma proprio perché, contrariamente a quanto succede a tanti, ho avuto la fortuna di poter svolgere il lavoro che amo, di godere della compagnia silenziosa e consolante dei libri durante larga parte della mia vita, vorrei poter condividere con il maggior numero possibile di persone questa consolazione e questa forza.

È evidente che non devo convincervi che leggere sia importante: non c’è nessuno che non lo pensi e non lo creda, anche se poi, in pratica, non lo fa.

I dati ci dicono che il 41,4% degli italiani (indagine Istat del 2014) ha letto almeno un libro – e ribadisco uno! – negli ultimi dodici mesi. I “lettori forti”, vale a dire le persone che leggono in media almeno un libro al mese, sono il 14,3% del totale, una categoria sostanzialmente stabile nel tempo. I non lettori, invece, sono il 9% e tra questi ci sono anche dei laureati. Questo dato non mi sorprende: i laureati, oggi, sono forse fra coloro che meno sperano, meno “sognano”, meno credono nella felicità dell’immaginazione.

Ma perché non si legge? La maggior parte degli intervistati risponde: “Non ho tempo!”, “I libri sono cari”, “Non ho un mio spazio per leggere”. Personalmente le ritengo scuse banali. È necessario trovare del tempo per leggere? È forse una noiosa faccenda quotidiana da sbrigare?

È vero, invece, che i libri hanno un costo, ma ci sono biblioteche, mercatini dell’usato, promozioni e nuove iniziative come le Street Library e il Bookcrossing. Nei centri storici delle città le librerie indipendenti stanno via via sparendo e troviamo sempre più spesso soltanto quelle di catena. Questo credo possa essere un problema. Scegliere e acquistare un libro deve essere un piacere. E non può essere tale se siamo costretti a farlo tra scaffali anonimi, luci pungenti e in sottofondo un altoparlante che avvisa il pubblico di uno sconto al reparto casalinghi.

Le biblioteche possono essere un’ottima soluzione per leggere stando attenti al portafoglio. Nel nostro paese sono una realtà concreta, attiva e in continua evoluzione. Si sta lavorando molto su innovazione e interattività: grazie ai portali web è oggi possibile consultare varie risorse – e-book, audiolibri, filmati, musica, quotidiani, banche dati. È sufficiente iscriversi e richiedere l’accredito per accedere poi gratuitamente a tutto quanto è disponibile.

Tornando all’argomento da cui eravamo partiti, la lettura e la non lettura, come si può intervenire sulla situazione? Ma soprattutto, lettori si nasce o si diventa? Io ho sempre letto, sin da bambina, nonostante i miei genitori fossero dei gran lavoratori ma semi-analfabeti e vivessi in un paesino di circa 1.500 abitanti. L’amore per la lettura è stato per me un colpo di fulmine. Durante la preparazione degli esami universitari “staccavo” leggendo libri di vario genere, mi rilassava così.

Per come la vedo io, è fondamentale avere vicino qualcuno – che sia un amico, un docente, un familiare, un bibliotecario, perché no?!, – che sappia farti scoprire e trasmetterti il piacere di leggere. Ai libri ci si avvicina per mille motivi diversi – per curiosità, per interesse, per amicizia. Ciò che conta è prendere un romanzo tra le mani, un primo romanzo, capire che leggere ti piace e che desideri provare ancora quella sensazione. E dopo cercarla altrove, in altri dieci, centro libri.

Per formare nuovi lettori credo che la strada giusta sia questa: trasmettere, consigliare, condividere con entusiasmo e passione. Mai obbligare. Ognuno deve trovare la propria dimensione, il proprio mondo.

I bambini della scuola primaria coinvolti nelle attività di promozione della lettura sono curiosi, entusiasti e pronti a farsi coinvolgere. Ma le cose cambiano, quando si va avanti di qualche anno. I docenti delle scuole medie e superiori, attenti al rispetto dei programmi ministeriali, difficilmente interagiscono con i bibliotecari. Letture animate, novità editoriali, percorsi di scrittura creativa possono essere lo spunto per un percorso di formazione, ma soprattutto di condivisione, scambio e confronto. Purtroppo, però, le proposte solo di rado vengono prese in considerazione.

Così ancora nel 2015 i ragazzi arrivano in biblioteca a inizio estate con una lista di titoli consigliati tra cui scegliere, obbligatoriamente, qualcosa. Io leggo quell’elenco granitico, poco personalizzabile e penso: “Ecco, anche oggi abbiamo creato un lettore deluso”.

Non sto dicendo che i classici delle letteratura vadano sottovalutati, è importante formare gli studenti secondo un certo programma che non tralasci autori ed epoche diverse da quella contemporanea. Soltanto, penso che i classici siano un tesoro che vada scoperto. Non imposto.

Si dovrebbe leggere ciò che ci emoziona, senza alcuna distinzione di genere, tipologia di supporto, pubblico di riferimento. Libri per bambini e per ragazzi, saggistica e narrativa, fumetti e graphic novel. Ogni testo dovrebbe essere considerato prezioso, degno, a suo modo. Un valore da trasmettere. Perché lettori si nasce e si diventa.


 

Qual è la vostra opinione in materia? Lettori si nasce o si diventa? E cosa possiamo fare per avvicinare i giovani ai libri, e non ottenere il risultato contrario e allontanarli? Qual è stata la vostra esperienza di studenti? Le imposizioni degli insegnanti hanno giocato un ruolo rilevante nel vostro innamoramento – o disinnamoramento – nei confronti della lettura? Apriamo il dibattito nei commenti! 

 

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