Libri distillati: numero di pagine ridotte per convincere i non-lettori?

di Francesca Bottarelli

 

Cosa vi fa venire in mente la parola “distillato”? Molto probabilmente un bicchiere di grappa, cognac o whishy, liberato dalle impurità che l’accompagnano grazie all’omonimo processo.

Ebbene, dimenticate tutto questo. Oggi, se vi offrono un distillato, potreste non ritrovarvi con un bicchiere tra le mani: potrebbe esservi presentato niente meno che un libro.

Libri distillati è il nuovo progetto, molto chiacchierato, lanciato da Centuria editore. In cosa consiste? Nella distillazione, ovvero riduzione del numero di pagine, di alcuni best-seller degli ultimi anni. “Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson, “Venuto al mondo” di Margaret Mazzantini, “Il dio del fiume” di Wilbur Smith sono alcuni dei titoli previsti nella collana.

libri distillati, quotidiano

Prima di iniziare con le obiezioni è il caso di riportare anche lo slogan che accompagna il progetto e si può leggere sul sito: “Abbiamo ridotto le pagine, non il piacere”. Non si tratta, quindi, di meri riassunti o edizioni semplificate, perché l’obiettivo è che i lettori arrivino in un tempo ridotto al cuore del romanzo. E poco importa, a quanto pare, se per farlo questi si perderanno delle parti, tagliate di netto, o non avranno la possibilità di farsi affascinare dalle descrizioni.

Ovviamente non sono mancate le polemiche davanti a questa iniziativa, soprattutto tra i lettori. C’è chi ha parlato di un’assurda trovata pubblicitaria per vendere qualche copia in più, chi invece vede i libri distillati come il simbolo della crescente decadenza del mercato culturale italiano.

Certo legittimare un editore a operare come crede giusto su un libro, mettendo poi in commercio un’edizione posticcia dello stesso è discutibile.

Anche l’obiettivo di questi distillati è paradossale. Centuria editore vuole provare ad avvicinare ai libri la categoria in aumento dei non lettori. Se per molti la lettura nella vita di tutti i giorni è resa quasi impossibile per mancanza di tempo, ridurre il numero delle pagine da leggere potrebbe servire. Oppure no?

Leggere non può essere un’imposizione, una delle tante attività da far entrare nell’arco di una giornata. Leggere deve essere un piacere. E riuscire a ritagliarsi dei momenti per farlo è il segno che aprire un libro ci rende felici. Proporre a persone che non amano i libri dei romanzi a pagine ridotte non necessariamente risolverà il problema, perché se non si vuole trovare il tempo per leggere non lo si troverà, che il libro in questione sia lungo 200, 100 o 50 pagine.

Ogni lettore deve essere libero di costruirsi il proprio percorso, senza tristi scorciatoie. Promuoviamo la lettura con iniziative, campagne di sensibilizzazione, eventi, non offrendo a chi non legge scorciatoie e a chi legge nuovi argomenti per criticare il nostro paese.





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