di Riccardo Carosella

 

I miracoli sono contro natura.

Vogliamo iniziare con questa frase tratta dal film “Il padre d’Italia” di Fabio Mollo per parlare dell’attore romano Luca Marinelli. Un ragazzo che è arrivato a certi livelli non per grazia divina, ma per aver messo in campo costanza, cocciutaggine e tanta, tanta passione.

 

LA FORMAZIONE E I PRIMI FILM

Nato a Roma il 22 ottobre 1984, Marinelli sviluppa fin da ragazzino un forte interesse per il teatro e la recitazione e decide di perseguire questa forte passione. Dopo essere stato rifiutato dal centro sperimentale di cinematografia, nel 2006 viene ammesso all’accademia di arte drammatica Silvio D’amico. Sarà qui che acquisirà le basi fondamentali e la consapevolezza dei propri mezzi che lo porteranno poi a sfondare nel mondo del cinema. Tra i numerosi spettacoli a cui partecipa citiamo “Amen” di Mario Alessandro Paolelli, “Waterproof” di Valentino Villa e “I sette di Tebe” di Paolo Giuranna.

Luca Marinelli con Alba Rohrwacher, protagonista del film. “La solitudine dei numeri primi” (2010)

Nel 2009 viene scoperto da Paolo Sorrentino, che quattro anni dopo gli offre il ruolo di Andrea nella “Grande bellezza”. Ma è nel 2010 che il giovane Marinelli ottiene il primo ruolo importante, in “La solitudine dei numeri primi” di Saverio Costanzo. Qui interpreta Mattia, un ragazzo talentuoso ma allo stesso tempo molto fragile psicologicamente per via di un passato tormentato. Un’interpretazione sentita e molto intensa che già lascia intuire che di questo ragazzo si parlerà molto negli anni a venire.

 

2015: L’ANNO DELLA SVOLTA

L’anno della svolta è senza dubbio il 2015, quando Marinelli esce nelle sale con due film di successo: “Non essere cattivo” di Claudio Caligari (qui la recensione) e “Lo chiamavano Jeeg robot” di Gabriele Mainetti (qui la recensione).

Luca Marinelli in una scena del film. “Non essere cattivo” (2015)

Il primo è la storia di vita di Cesare (Marinelli) e Vittorio (Borghi), due ragazzi di Ostia, amici per la pelle da quando erano bambini, che cercano di sbarcare il lunario tra droga e rapine. Fin quando un giorno, arrivati sull’orlo del baratro, decidono che è venuto il momento di dare una svolta alle loro vite. Un film profondo, intimo e di grande spessore cinematografico. L’interpretazione di Marinelli è straordinaria, matura e più vera che mai; un personaggio reso a 360° sia fisicamente, con un dimagrimento di 8 chili, che psicologicamente.

Luca Marinelli è lo Zingaro nel film “Lo chiamavano Jeeg Robot”. (2015)

In “Lo chiamavano Jeeg Robot”, Marinelli interpreta lo Zingaro, piccolo boss di quartiere che sogna di diventare una stella della televisione e ottenere fama e successo, e per riuscirci è disposto a tutto. Si tratta di un cattivo brutale ma affascinante, paranoico e sadico ma anche ilare e brillante. Un personaggio che si ispira al Joker di Batman, ma alla fine va ben oltre. L’interpretazione vale all’attore romano un David di Donatello, un Nastro d’argento e un Ciak D’Oro.

 

2016 e 2017: TRA COMMEDIE E DRAMMA

Nel 2016, oltre alle commedie “Slam – Tutto per una ragazza” di Andrea Molaioli (qui la recensione) e “Lasciati andare” di Francesco Amato (qui la recensione), ricordiamo un altro bellissimo film, “Il Padre d’Italia” di Fabio Mollo. Qui Marinelli regala un’interpretazione meno estrosa e sopra le righe, ma più intima, quella di Paolo, ragazzo omosessuale lasciato dal proprio compagno, che incontra Mia, incinta e in cerca di una strada per sé e per la sua futura bambina. Insieme inizieranno un viaggio per l’Italia che cambierà le loro vite e li metterà in contatto con quella parte di se che avevano smarrito.

Toni Servillo e Luca Marinelli in una scena del film. “Lasciati andare”. (2017)

L’ultimo film dell’attore in ordine di tempo, uscito di recente nelle sale, è “Una questione privata” dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani (qui la recensione), ispirato al romanzo incompiuto di Beppe Fenoglio. La storia di Milton, partigiano, innamorato della giovane Fulvia che intraprende un viaggio attraverso le Langhe alla ricerca dell’amico d’infanzia Giorgio, rapito dai fascisti. È un viaggio soprattutto alla ricerca di se, che mette il protagonista a contatto con le proprie emozioni e con l’orrore della guerra. Il film è molto lento e didascalico, a tratti un tantino soporifero, ma Marinelli, con una performance fatta di sguardi e movimenti del corpo, gli conferisce spessore.

Marinelli è il partigiano Milton nel film dei fratelli Taviani “Una questione privata” (2017)

La pellicola si discosta per genere e suggestioni dalle altre che lo hanno visto impegnato, ma la forza di Luca Marinelli sta proprio qui. A 33 anni dimostra una versatilità e delle doti interpretative rare per un attore, unite alla voglia di andare a cercare sempre ruoli particolari e intriganti.

Se non conoscete ancora bene questo straordinario interprete, lasciatevi ispirare dai consigli del nostro focus, per iniziare a farvi una cultura in materia. Buona visione!

 

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