“Lupin”: una 2° parte sottotono, che non rende giustizia al personaggio

Omar Sy protagonista assoluto dei nuovi cinque episodi della serie disponibile su Netflix

Una serie ideata da George Kay, François Uzan. Con Omar Sy, Vincent Londez, Ludivine Sagnier, Clotilde Hesme, Nicole Garcia, Hervé Pierre. Azione, poliziesco. Francia. 2021-in produzione

 

Ainizio anno avevamo promosso a pieni voti la prima parte della serie Netflix “Lupin” con protagonista Omar Sy (trovate qui la mia recensione, se volete rinfrescarvi le idee), rilettura originale e contemporanea del mito del ladro gentiluomo nato dalle penna di Maurice Leblanc nel 1905. 

A convincermi era stato il ribaltamento drammaturgico della storia, con Assane Diop che si ispira al personaggio di Lupin per portare avanti la sua opera di vendetta e rivalsa personale; il forte coinvolgimento emotivo; la performance di Sy, che aveva messo in campo le sue doti fisiche, la bravura e il carisma. Cinque episodi scanditi da colpi di scena, flashback e brillanti rimandi letterari. 

L’attesa per la seconda parte era quindi molto alta; la speranza quella di vedere un proseguo di storia altrettanto convincente e coerente. Invece, caro spettatore, mi duole scrivere che la delusione è stata forte quanto inaspettata. Perché i punti di forza di “Lupin” si sono trasformati in punti deboli. 

I nuovi cinque episodi sono forzati, prevedibili, allungati e soprattutto banali sul piano creativo, stilistico e recitativo. Svanito l’effetto sorpresa, quello che resta è la sensazione di una sceneggiatura stiracchiata e sviluppata più per fini commerciali che per vere esigenze autoriali e dell’assenza di un vero progetto di base. 

“Passate la palla al top player, al resto pensa lui”, sembra il sottotesto di quello che vediamo – per usare un’immagine calcistica, vista la concomitanza con gli Europei. A Omar Sy è stata affidata la tenuta dell’intera storia, di fatto deresponsabilizzando il resto del cast, che funge solo da spalla. Ma per quanto l’attore francese dimostri ancora una volta nel ruolo passione, ardore e talento, stavolta non basta.

Il pubblico perde gradualmente interesse per la storia, continuando la visione solo per la curiosità di capire come Assane chiuderà il cerchio  della vendetta restando fedele agli insegnamenti del suo mentore Arsenio Lupin. Ma cinque episodi sono oggettivamente troppi per qualcosa che sarebbe stato meglio raccontare in due o tre al massimo. 

Se, come sembra, la serie Netflix avrà una terza stagione (o parte che dir si voglia) ci auguriamo davvero che gli autori facciano tesoro degli errori commessi con questa, per tornare a dare al ladro gentiluomo la brillantezza ed eleganza che merita. 

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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