“Malcom & Marie”: un film girato in una bolla, figlio del tempo presente

Due soli interpreti, Zendaya e John David Washington, e un'estetica minimale, in bianco e nero

Un film di Sam Levinson. Con John David Washington, Zendaya. Drammatico, 106′. USA 2021

Malcolm e Marie sono un giovane coppia di Los Angeles. Lui è un regista afroamericano emergente, lei un’ex tossicodipendente che ha abbandonato il sogno di diventare attrice. Sono reduci dalla trionfale presentazione del nuovo film di lui, ma nonostante l’esito della serata Marie è profondamente offesa. Malcolm ha infatti dimenticato di ringraziare pubblicamente Marie e soprattutto si rifiuta di ammettere che la protagonista del film è ispirata a lei. I due si confronteranno in modo spietato nel corso di una lunga notte, mettendo a nudo le difficoltà di una coppia in cui convivono a fatica l’ambizione smisurata di lui, il suo egoismo e la sua arroganza, e la rabbia autolesionista di lei.

 

Durante il lockdown di questa estate, in un momento di sospensione forzata dalla lavorazione della serie “Euphoria”, Zendaya è stata contattata dall’amico regista Sam Levinson che la voleva con lui in un nuovo progetto.

È iniziata così la collaborazione che ha portato alla realizzazione di “Malcom & Marie”, disponibile su Netflix dal 5 febbraio, un film girato interamente nella casa dell’attrice. Una produzione minimale, con due soli interpreti – Zendaya e John David Washington – e una crew ridotta ai minimi termini.

La trama anche è estremamente semplice: la relazione tra un regista e la sua ragazza, ex tossica e attrice mancata, è messa a dura prova dopo che i due tornano a casa dalla prima trionfale del film di lui e aspettano le recensioni dei critici.

Guardando “Malcom & Marie” si potrebbe essere tentati di giudicarlo teatrale per via dell’impostazione classica – pochi personaggi che si muovono in un unico spazio, la casa -, dei moltissimi dialoghi e della sensazione di immersività totale prodotta da un tempo realistico e dall’insistenza nell’esplorazione dello spazio della macchina da presa. Tuttavia, non è così.

Il film è figlio dei nostri tempi, un gioco al massacro che diventa il riflesso di una situazione di stallo, figlia della pandemia e dello stato attuale del cinema americano. E che riesce brillantemente a coinvolgere e non perdere mai la sua attenzione.

Ci si sente a disagio, quasi dei voyeur, assistendo al confronto durissimo lungo una notte tra i due protagonisti, ma soprattutto ci si sente chiamati in causa, quasi obbligati a schierarsi da una parte o dall’altra. E sollevati dalle temporanee risoluzioni, arrabbiati per le nuove rivelazioni. Sempre emotivamente coinvolti.

Non solo tecnicismi, però: Zendaya e John David Washington danzano davanti alla macchina da presa, si sfidano. E siamo stupefatti che i loro nomi non vengano fatti dai “profeti degli Oscar” come quelli di papabili vincitori (noi incrociamo le dita perché si sbaglino, sinceramente).

Le musiche di Labirinth, per finire, sono la ciliegina sulla torta, insieme a un’estetica semplice ma non scontata, in bianco e nero, che a volte richiama illustri precedenti cinematografici. Perché “Malcom & Marie” è capace di essere, anche, metacinematografico, alzando il mento contro le critiche e muovendone altre.

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