“Mangrove”: Steve McQueen e le lotte per i diritti civili nel Regno Unito

Un film potente e curato ma soprattutto realista, che trasporta indietro nel tempo al 1970

Un film di Steve McQueen. Con Letitia Wright, Shaun Parkes, Malachi Kirby, Rochenda Sandall.
Drammatico, 126′. Gran Bretagna 2020

Dalla fine degli anni ’60, il ristorante Mangrove a Notting Hill, gestito da Frank Crichlow, fungeva anche da luogo d’incontro per la comunità nera di Londra. Per rispondere alle crescenti violenze e agli abusi da parte della polizia, Crichlow e i suoi amici organizzarono, nel 1970, una marcia pacifica. In nove vennero arrestati ingiustamente e processati per incitamento alla rivolta…

 

If you are the big tree, we are the small axe.

 

La traduzione del proverbio indo-occidentale che ho citato in apertura suonerebbe come: “Se voi siete il grande albero, noi siamo la piccola ascia”. L’unione fa la forza, per dirla all’italiana.

È a questo concetto che si è ispirato Steve McQueen per la sua serie di cinque film “Small Axe”, prodotta da BBC e Amazon Studio, che mette al centro della scena le lotte per i diritti civili della comunità nera di Londra tra gli anni ’60 e ’80. Di questi fa parte anche “Mangrove”, evento di apertura del London Film Festival 2020.

Il film racconta la storia di Frank Crichlow, interpretato in modo magistrale da Shaun Parkes. Il suo ristorante nel cuore del quartiere di Notting Hil, Mangrove (da qui il nome con cui vennero poi chiamati i nove imputati del processo e il titolo del film), divenne un luogo di aggregazione per attivisti, intellettuali e artisti. E in un periodo storico in cui la discriminazione razziale nel Regno Unito era forte e diffusa, venne preso di mira dalla polizia.

Per cercare di mettere un freno alle violenze, la comunità nera scese in piazza per una marcia pacifica nel 1970. Il risultato fu l’arresto ingiusto e l’incriminazione per incitamento alla rivolta di nove tra donne e uomini, tra cui lo stesso Frank, il leader del movimento Black Panther inglese Altheia Jones-LeCointe (Wright), l’attivista Darcus Howe (Kirby).

Quello che ne seguì fu un processo di 51 giorni che ebbe una sentenza storica anche se oggi sembra in larga parte dimenticato. Si tenne all’Old Bailey, tribunale londinese che si occupa solitamente di casi di tradimento e omicidi di alto profilo. Tutti e nove gli imputati vennero assolti dalle accuse di istigazione alla rivolta. Cinque vennero assolti da tutte le accuse. Ai restanti quattro venne sospesa la pena per reati minori, tra cui rissa e aggressione alle forze dell’ordine.

Come hanno sottolineato sia il regista che il cast, “Mangrove”, per quanto ambientato negli anni ’70, ha profondi legami con il presente. E questo colpisce e fa riflettere. Che questo film, nel 2020, sia attuale e quanto mai necessario la dice lunga sulla strada che abbiamo percorso da quelle lotte e da quel processo – e soprattutto su quanta ancora ce ne manchi da percorrere.

Un film potente, realista e curato nel dettaglio. La ricostruzione delle ambientazioni (la Notting Hill di oggi è molto diversa da quella di allora, quindi è stato necessario un grande lavoro della crew per ricreare set credibili), i costumi, le acconciature: tutto contribuisce a trasportare il pubblico indietro nel tempo, e soprattutto a trasmettere il mood del periodo.

Le interpretazioni degli attori sono di alto livello, sentite ma mai sopra le righe. Rendono giustizia a eventi di importanza capillare nella lotta per i diritti civili nel Regno Unito, senza forzare una storia già di per sé abbastanza potente e consistente.

Anche la regia di McQueen si inserisce in questa ricerca di veridicità senza aggiunta di sovrastrutture inutili. Evidenzia la componente umana della storia, e soprattutto il suo essere universale.

 

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