“Maschile singolare”: un’educazione sentimentale senza confini di genere

Un cast giovane ma sul pezzo per una storia attuale e tutto sommato piacevole e godibile

Un film di Alessandro Guida, Matteo Pilati. Con Giancarlo Commare, Eduardo Valdarnini, Gianmarco Saurino, Michela Giraud, Lorenzo Adorni. Commedia, 101′. Italia 2021

Antonio è sposato da 12 anni con Lorenzo, il suo primo amore. Ma Lorenzo ha una relazione con un altro uomo e decide di porre fine all’unione, e Antonio si ritrova così anche disoccupato e senza fissa dimora. Decide perciò di dividere l’affitto con Denis, un tipo stravagante e creativo che ascolta Verdi, Rossini e Puccini al massimo volume e si accompagna quasi ogni sera con un uomo diverso. Anche Antonio prova a dimenticare Lorenzo frequentando i siti di incontri, ma la sua indole non è altrettanto superficiale e godereccia. Il suo talento in cucina lo porterà prima a trovare lavoro presso una panetteria gestita dal “trombamico” Luca, poi a frequentare un corso di alta pasticceria.

 

Quando una storia d’amore finisce, un matrimonio va in pezzi, una coppia scoppia non ci sono differenze di colore, genere o sesso. I problemi, i dolori, le difficoltà sono uguali per tutti.

Inutile girarci intorno: fino a pochi anni fa pensare, in Italia, di vedere un film costruito intorno a una giovane coppia gay era praticamente impensabile. Ci voleva Ferzan Özpetek, con la sua libertà autoriale e creativa, per affrontare una tematica considerata tabù.

Onore al merito al coraggio del produttore Matteo Pilati per aver investito tutta la sua liquidazione in “Maschile singolare”, disponibile da fine maggio su Prime Video. Un film tutt’altro che perfetto, va detto, ma che ha il merito di essere fresco, attuale e di rivolgersi ai giovani parlando di amore, tradimenti e libertà sessuale da una diversa prospettiva.

Antonio (un discreto Giancarlo Commare) viene lasciato da quello che credeva l’uomo della sua vita e si ritrova improvvisamente single, costretto a reinventarsi e a imparare a farcela da solo.

La sceneggiatura è piuttosto lineare, a tratti prevedibile e in alcuni passaggi persino retorica e melensa, ma anche caratterizzato da una certa umanità e sensibilità. Una storia d’amore e d’amicizia di genere LGBT sulla carta non è per tutti, eppure le goffe disavventura del protagonista avvicinano il film al pubblico. 

La scelta dei registi di scegliere attori giovani, belli e amati dalle ragazze come Commare, Gianmarco Saurino, Eduardo Valdarnini, Federico Adorni, affidando loro ruoli molto lontani dalla canonica confort zone di maschi alpha e seduttori incalliti si è rivelata nel complesso azzeccata. Gli attori si sono calati nei personaggi con discreta naturalezza, dimostrando di essere versatil.

Valdarnini merita, a mio modesto parere, una menzione speciale per il lavoro svolto su Denis. Dopo un partenza eccessiva, fin troppo caricaturale, l’attore è stato bravo a dosare i toni e la propria fisicità rendendo Denis un personaggio più ricco di sfaccettature e meno banale di quanto possa sembrare. 

“Maschile singolare” mi piace vederlo, al di là delle etichette, come una sorta di guida generazionale su come rialzarsi dopo una delusione amorosa, evitando di piangersi addosso e sfruttando invece l’occasione per rimettersi in gioco, in amore e nella vita.

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

1 COMMENT

  1. Sinceramente il film mi ha lasciata un po’ perplessa… La recitazione mi è sembrata forzata per larghi tratti; alcuni personaggi e relative battute di dialogo (ciao, Michela Giraud) eccessivamente caricate e caricaturali. La svolta drammatica nella trama, a 10′ dalla fine, si poteva evitare – inserisce personaggi e tematiche di cui si poteva fare a meno, e che così, di sfuggita, non c’è tempo/modo per trattare bene. Il finale, per assurdo, è quello che mi ha lasciata meno insoddisfatta. Visto il mood del film, ci sta.

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