“Matrix Resurrections”: un sequel nostalgico ma inferiore alla trilogia

Lana Wachowski torna dietro la macchina da presa, ma il film è soprattutto un omaggio

Un film di Lana Wachowski. Con Keanu Reeves, Carrie-Anne Moss, Yahya Abdul-Mateen II, Jessica Henwick, Jonathan Groff. Fantascienza, 148′. USA 2021

All’interno di una simulazione realizzata perché un programma impari da se stesso, l’hacker Bugs osserva un rifacimento della fuga di Trinity dalla polizia e dagli agenti dopo una telefonata. Quindi finisce inseguita a sua volta, ma uno degli agenti è in realtà un nuovo Morpheus, programmato come tale da Thomas Anderson ma che ha assunto vita propria. Thomas è l’autore della trilogia videoludica di grande successo di “Matrix” e ora gli viene chiesto dalla compagnia per cui lavora, ossia la Warner Bros, di realizzare un nuovo capitolo e di trovare un’idea tanto buona quanto il “bullet time”. Il suo solo vero interesse però è Tiffany, che vede spesso nel bar sotto l’ufficio, dove lei si serve insieme ai tre figli e al marito. Tiffany somiglia moltissimo alla Trinity del suo videogame, ma la loro sembra una storia d’amore impossibile finché… Morpheus non appare a Thomas offrendogli una pillola rossa.

 

C’era una volta il fenomeno-Matrix, che nel “lontano” 1999 travolse il mondo intero, con il primo capitolo di una trilogia che ha rivoluzionato per sempre il mondo della fantascienza al cinema, sia per ciò che riguarda gli effetti speciali che i contenuti. 

A 22 anni di distanza Lana Wachowski torna dietro la macchina da presa, questa volta senza la sorella e collega Lilly, con il quarto capitolo del franchise, “Matrix Resurrections”. E dire che a suo tempo sceneggiatori e registi erano fermamente convinti di fermarsi a tre film – e non è tre il numero perfetto?!

Neo (Reeves) e Trinity (Moss) sono stati reinseriti in una versione della simulazione Matrix: i due, che qui si chiamano rispettivamente Thomas Anderson e Tiffany, non si conoscono e non hanno memoria dei loro stessi di prima. Lui ha raggiunto la fama all’interno della simulazione; lei ha una famiglia e conduce una vita tranquilla…

Se c’è una cosa che salta all’occhio fin da subito è che mentre i “primi” Matrix partivano da una storia “piccola” per affrontare poi tematiche più ampie come l’importanza del libero arbitrio e la natura stessa della realtà, “Resurrections” butta nel calderone qualche spunto random – la passione che si trasforma in fanatismo ossessivo e le molte ombre dell’industria dei media, per dirne due – senza mai andare in profondità.

Il film si preoccupa a malapena di spiegare cosa è successo dopo la fine di “Matrix Revolution”, quando, ricordiamo, i poteri di Neo lo avevano finalmente aiutato a mediare la pace tra umani e macchine.

Certo è che la trilogia di Matrix era anche e soprattutto un prodotto del suo tempo, che affrontava argomenti allora nuovi come l’alienazione dei lavoratori nei cubicoli aziendali e l’utopia della realtà virtuale. Questo quarto capitolo non poteva, chiaramente, avere lo stesso impatto dirompente dei precedenti. Ma si ha la sensazione che sia pensato più come celebrazione della saga che come progetto a sé.

La regia citazionista di Lana Wachowski piacerà probabilmente ai fan, che non potranno non gioire nel vedere rimandi a scene iconiche e frammenti del passato. Dal punto di vista artistico, però, man mano che il minutaggio avanza l’azione diventa sempre più confusa, e le scene coreografate non sono che una pallida ombra di quelle che in passato ci hanno fatto sognare.

Cercando di analizzare l’adulazione e i miti che sono cresciuti intorno al franchise in questi 22 anni, “Matrix Resurrections” è un’operazione nostalgia riuscita solo in parte. Per rivivere l’emozione di trovarsi in un mondo altro, imprevedibile e labirintico, meglio rivedere la trilogia.

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Campana doc, si laurea in scienze delle comunicazioni all'Università degli studi di Salerno. Internauta curiosa e disperata, appassionata di cinema e serie tv, pallavolista in pensione, si augura sempre di fare con passione ciò che ama e di amare fortemente ciò che fa.

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