“Megalopolis”: un’opera monumentale che però divide tra stupore e noia

Francis Ford Coppola realizza il progetto di una vita, con un cast di stelle e tanta CGI

Un film di Francis Ford Coppola. Con Giancarlo Esposito, Aubrey Plaza, Nathalie Emmanuel, Shia LaBeouf, Adam Driver. Drammatico, fantascienza, 138′. USA 2024

Cesar Catilina è un architetto che ha inventato il Megalon, un materiale da costruzione assolutamente straordinario che gli permette di avere una visione futura delle città, a partire da New York, assolutamente rivoluzionaria. A contrastare questa progettualità apparentemente utopica si erge il sindaco della città Franklyn Cicero il quale è un paladino della conservazione. Sua figlia Julia però finisce con l’innamorarsi proprio di Cesar in un’America che rimanda dichiaratamente e sotto tutti gli aspetti alla Roma vicina alla decadenza.

 

Visionario, lezioso, strabordante, barocco: per descrivere “Megalopolis”, il nuovo film di Francis Ford Coppola, presentato in concorso al Festival di Cannes, si potrebbe utilizzare un intero dizionario di aggettivi, anche contrastanti tra loro.

A distanza di quasi un decennio dall’ultima opera, il regista sei volte premio Oscar porta sul grande schermo un progetto che aveva in mente da oltre 40 anni e a cui ha rimesso mano centinaia di volte, con un cast eccellente composto da Adam Driver, Giancarlo Esposito, Nathalie Emmanuel, Aubrey Plaza, Shia Labeouf, Jon Voight, Jason Schwartzman e Dustin Hoffman.

Coppola lo ha definito una “fiaba epica”, e in effetti si tratta di 138 minuti in cui il regista e sceneggiatore offre immagini sorprendenti, anche grazie a un uso quasi sfrenato della CGI. Nell’estetica della nuova New York convergono la città degli anni ‘40 del secolo scorso, quella attuale e una futuristica, ispirata all’architettura di epoca romana.

Domina anche nella storia il parallelismo tra la Roma antica, vista nel momento della decadenza dell’età repubblicana, e il mondo moderno. Lo stesso Coppola ha sottolineato di aver avuto l’impressione che fosse più la politica contemporanea ad andare verso le istanze del suo film, mentre questo prendeva sempre più forma, che non il contrario.

I personaggi anche hanno nomi che rimandano a celeberrimi personaggi del passato: Cesar, Catilina, Cicero, Crasso, Clodio. “Megalopolis” è in effetti “un’epopea romana in un’immaginaria America moderna in piena decadenza”, in cui le linee della più classica tragedia greca si mescolano a risonanze shakespeariane e intrecci da soap opera.

Il film è costellato di citazioni, letterali quanto narrative, tratte dai grandi classici della drammaturgia come “Amleto”. L’intreccio propone i topoi del tradimento, della vendetta, del ciclo di amore e morte, in un tripudio di esaltazione, a volte sorprendente ma più di frequente stucchevole e al limite del patetico.

Nel complesso, un’opera monumentale ma divisiva, non tanto per i contenuti facilmente condivisibili, come l’idea che una società democratica debba fondarsi prima di tutto sul benessere dei suoi membri, offrendo un ambiente di vita confortevole e a misura d’uomo per tutti, quanto piuttosto per la sua intera impostazione estetica e narrativa che può suscitare fascino e sorpresa quanto noia.

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