“Mickey and the bear”: un racconto intenso di resilienza al femminile

Camila Morrone intensa anche nei silenzi nella convincente opera prima di Annabelle Attanasio

Un film di Annabelle Attanasio. Con Camila Morrone, James Badge Dale, Calvin Demba, Ben Rosenfield, Rebecca Henderson. Drammatico, 88′. USA 2019

Dalla morte della madre, qualche anno prima, la giovane Mickey vive con il padre Hank, veterano affetto da sindrome post traumatica, che lo obbliga alla schiavitù degli oppiacei e lo mantiene in uno stato di periodico squilibrio emotivo. Mickey e Hank si vogliono molto bene, ma è chiaro che il fardello di questo amore è tutto sullo spalle della ragazza, che comincia a pensare ad un futuro lontano da casa, all’università di San Diego, anche se il senso di responsabilità la trattiene, pregiudicando la sua giovinezza.

 

L‘opera prima di Annabelle Attanasio, “Mickey and the bear”, presentato nella sezione Panorama internazionale di Alice nella città, è un dramma familiare che scava in profondità nel rapporto tra un padre e una figlia, e in generale in quello tra universo femminile e universo maschile.

Nella cittadina di Anaconda, nel Montana, la giovane protagonista deve lottare per affermare il suo diritto a essere libera e scegliere per se stessa. Da una parte c’è il padre, che ha fisicamente bisogno di lei; dall’altra il fidanzato geloso. In ogni caso sono Mickey e il suo bisogno di spazio a rischiare di venire stritolati, come in una morsa.

Giocando con i primi piani e i silenzi, grazie anche all’intensa interpretazione di Camila Morrone, che riesce a trasmettere le emozioni anche senza bisogno di parole, con dialoghi equilibrati e una colonna sonora usata ad hoc il film riesce a trasmettere tutto quello che Mickey si porta dentro.

Vincitore del Gran premio della giuria all’Indipendet Film Festival di Boston e del Rising Star Award di San Diego, presentato a Cannes nella sezione ACID, il film della Attanasio incanta per la profondità che riesce a toccare, emozionando con delicatezza.

 

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Nata a Napoli, a otto anni si trasferisce in provincia di Gorizia dove si diletta di teatro. Torna nella sua amata città agli inizi del nuovo millennio e qui si diploma in informatica e comincia a scrivere - pensieri, racconti, per poi arrivare al primo romanzo, "Anime". Nel frattempo ha cambiato di nuovo città e scenario, trasferendosi nelle Marche. Oggi conduce per RadioSelfie.it "Lo chiamavano cinema", un approfondimento settimanale sulla settima arte, e scrive articoli sullo stesso tema.

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