“Molly’s game”: la storia vera della principessa del poker Molly Bloom

Jessica Chastain presta il volto alla protagonista nel biopic di Aaron Sorkin, sfaccettato e arguto

Un film di Aaron Sorkin. Con Jessica Chastain, Idris Elba, Kevin Costner, Michael Cera, Jeremy Strong. Biografico, 140′. USA, 2017

Da futura studentessa di giurisprudenza a Harvard a principessa del poker: la vera storia di una giovane donna diventata la regina di un gigantesco impero del gioco clandestino a Hollywood. Nel 2004, la giovane Molly Bloom (Chastain), ex sciatrice olimpionica del Colorado sbarca a Los Angeles in cerca di avventure prima di iniziare gli studi. Per guadagnarsi da vivere comincia a lavorare come semplice assistente di un organizzatore di partite clandestine di poker ma poi, licenziata senza giusta causa, decide di creare la sua società: il buy-in sarà di 250.000 dollari.

 

Ispirato al romanzo scritto dalla stessa protagonista Molly Bloom, “Molly’s Game” di Aaron Sorkin racconta l’ascesa e la caduta di una giovane e carismatica promessa dello sci divenuta, dopo una grave lesione fisica, la “principessa del poker“.

Debutto alla regia dello sceneggiatore di film di successo come “The Social Network” e “L’arte di vincere”, la storia di Molly Bloom è straordinaria nel suo essere reale, perfetta per un adattamento cinematografico.

La trama intricata, dove nuovi particolari vengono rivelati mano a mano, facendo ricorso a flashback, i lunghi monologhi che si alternano ai dialoghi dal ritmo sostenuto, rendono “Molly’s Game” ben più di un biopic, un’analisi accurata delle differenze tra percezioni pubbliche e private.

E in Jessica Chastain, Sorkin trova la perfetta interprete per la sua storia: l’attrice ha infatti la presenza scenica e l’intelligenza per dare vita alla sceneggiatura. Idris Elba è affidabile nel ruolo dell’avvocato difensore di Molly, credibile nel suo dilemma morale. I due funzionano bene insieme, e mantengono alto il ritmo del film fino all’ultima scena.

Rimbalzando avanti e indietro nel tempo – tra l’arresto di Molly da parte dell’FBI e i suoi sforzi per persuadere un avvocato di New York a rappresentarla nel presente al passato dove ha costruito il suo impero – quello che sembra interessare al regista è soprattutto la giovinezza della protagonista, che ha mostrato presto una vena indipendente e ribelle.

“Molly’s game”, insomma, è un dramma acuto e ritmato, un ritratto accessibile che riporta maggiori sfumature del personaggio rispetto a quelle mostrate, a suo tempo, da giornali e tabloid.

 

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Campana doc, si laurea in scienze delle comunicazioni all'Università degli studi di Salerno. Internauta curiosa e disperata, appassionata di cinema e serie tv, pallavolista in pensione, si augura sempre di fare con passione ciò che ama e di amare fortemente ciò che fa.

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