“Nancy”: un thriller psicologico sorprendente per intensità e verità

L'esordio alla regia di Christina Choe è bellissimo, merito anche di una Andrea Riseborough ispirata

Un film di Christina Choe. con Andrea Riseborough, Steve Buscemi, J. Smith-Cameron, Ann Dowd, John Leguizamo. Thriller, 87′. USA 2018

Nancy Freeman ha una madre malata, grandi aspirazioni da scrittrice e un’esistenza digitale più movimentata di quella reale. Sul web gioca a interpretare altre persone, inganna gli utenti che le scrivono, organizza persino incontri cui si prepara nei minimi dettagli, pur di sostenere le proprie bugie. Ma quando sua madre muore, in Nancy si spezza qualcosa. Colpita dall’intervista rilasciata in tv da Leo e Ellen, una coppia che trent’anni prima ha smarrito la figlia, Nancy si convince di essere la loro bambina. E bussa alla porta dei due genitori, nella speranza che la riconoscano.

 

Guardando “Nancy”, il bellissimo film di debutto di Christina Choe, premiato per la miglior sceneggiatura al Sundance, al sottoscritto è tornata in mente la massima per cui “in questo mondo scuro e tormentato la salvezza non può venire che dalla verità”. Ma la verità è un concetto molto relativo, ed è proprio su questa indeterminatezza che si regge la pellicola. 

“Nancy” racconta la storia di una ragazza introversa e problematica che decide di contattare quelli che pensa siano i suoi veri genitori, una coppia che ormai da trent’anni convive con il dolore di aver visto sparire nel nulla la propria bambina, forse rapita.

Non aggiungo altro sulla trama, per lasciarvi il piacere di scoprirla in sala. Quello che posso dire è che “Nancy” sembra inizialmente avere i toni del thriller, ma che l’interesse della Choe si sposta presto sulla componente più umana della vicenda, riuscendo ad appassionare ed emozionare il pubblico.

La sceneggiatura, il ritmo e la colonna sonora sono sicuramente tra i punti di forza del film, ma a colpire sono soprattutto le magistrali interpretazioni degli attori, in particolare della camaleontica protagonista Andrea Riseborough (Oblivion, La battaglia dei sessi, Birdman, Animali notturni), fragile e inquietante al tempo stesso, e del sempre eccellente Steve Buscemi.

Viviamo in un periodo in cui mancano saldi punti di riferimento e verità assolute, e “Nancy” non solo racconta indirettamente questo smarrimento esistenziale, ma sembra quasi suggerire che, se vogliamo ricostruire la nostra identità fatta a pezzi, dobbiamo ripartire dal senso della famiglia.

 

Il biglietto da acquistare per Nancy” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

 

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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