“Nobili bugie”: una commedia dissacrante che non ha paura di osare

Antonio Pisu racconta il periodo drammatico della Seconda guerra mondiale con sguardo ironico

Un film di Antonio Pisu. Con Claudia Cardinale, Raffaele Pisu, Giancarlo Giannini, Ivano Marescotti, Federico Tolardo. Commedia, 100′. Italia 2016

Seconda guerra mondiale. Il film narra le vicende di una famiglia di nobili decaduti e dei loro intricati affari con una famiglia di ebrei rifugiati presso la loro residenza in cambio di denaro. Le vicende narrate sono anche l’occasione per risalire alle radici del Bologna Football Club con un omaggio speciale a una sua stella, il grandissimo Árpád Weisz che fu vittima del nazismo.

 

Devo confessare che avevo un pregiudizio nell’affrontare la visione di “Nobili bugie”: ero quasi certo mi sarebbe toccato scrivere una desolante recensione sull’ennesima, inutile commedia italiana, con tanto di arrampicate sugli specchi per salvare qualcosa – la prova del cast, oppure la regia di Antonio Pisu.

Sarei un disonesto se non ammettessi, invece, che la visione del film è stata nel complesso divertente, piacevole e accattivante dall’inizio alla fine.

I meriti vanno equamente divisi rea un cast convincente, e una sceneggiatura equilibrata, lineare e coraggiosa che definisce una commedia degli equivoci costruita su tematiche delicate e controverse (leggi razziali e Olocausto) senza mai perdere di vista il giusto tono d’ironia e di garbo.

“Nobili bugie” è un tragicomico affresco dei peggiori comportamenti manifestati dagli italiani durante il secondo conflitto mondiale, una sorta di amara parodia del celebre e magnifico “Schindler’s ‘list” di Steven Spierlberg.

Lo spettatore sarà tentato di detestare amabilmente il duca Pier Donato Martellini (Pisu) e la consorte, la duchessa Romola Valli (Cardinale), convinti che la vita di un nobile si riduca a feste, gioco d’azzardo e nullafacenza. Ridotti in miseria, nella villa svuotata di ogni oggetto di valore, offrono rifugio a una famiglia ebrea in fuga in cambio d’oro. E neppure la fine del conflitto li porta a liberare gli ospiti, divenuti fonte di sostentamento – e prigionieri.

Il pubblico è spinto a solidarizzare con gli ebrei rinchiusi, con l’inganno, in soffitta. Ma il finale, sorprendente quanto riuscito, spazza via ogni certezza, spingendo a rivedere la propria idea sulla vicenda.

La regia di Antonio Pisu è asciutta, pulita, sicura, magari di respiro più televisivo che cinematografico, ma capace di esaltare al massimo le doti del cast.

“Nobili bugie” ci insegna, con amara e desolante ironia, che anche durante la Seconda guerra mondiale gli italiani furono capaci di atti… di estrema disonestà. Alla faccia dei nobili intenti e dell’eroismo!

 

Il biglietto da acquistare per “Nobili bugie” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio(con riserva). Ridotto. Sempre.