“Nothingwood party”: Samil Shaheen, anima del cinema afghano

Sonia Kronlund racconta in un documentario la passione che anima l'attore, regista e produttore

Un film di Sonia Kronlund. Con Salim Shaheen. Documentario, 85′. Francia, Germania, 2017

Data di uscita italiana: 26 ottobre 2017

Produttore, regista, attore, autodistributore di oltre 110 film, Salim Shaheen è il volto indiscusso di un’incredibile non-industria cinematografica. Autodidatta, gira insieme ai suoi amici un film dietro l’altro, recita, canta, balla, viene riconosciuto per strada e acclamato dalla folla a più riprese come una sorta di eroe popolare. Nothingwood è il nome di questa terra cinematografica di nessuno. Quella che non ha mezzi, soldi, speranze. Non è Bollywood, non è Hollywood, non ha strutture nè professionisti, e tuttavia è cinema. Un cinema che ha come unico grande protagonista proprio Shaheen.

 

Nella vita frenetica del festival del cinema, tra proiezioni in serie e file interminabili, può ancora capitare di restare stupiti, godendosi una pellicola inaspettata.

Mi è successo con “Nothingwood party” della regista Sonia Kronlund, presentato nella sezione Quinzaine di Cannes 2017, un documentario che ha i tratti della favola moderna, quel tipo di favola che il cinema, nonostante tutto, è ancora capace di regalare.

Se Hollywood è la Mecca del cinema a stelle e strisce, la concorrente Bollywood sta crescendo in ricchezza e popolarità. Ma cosa mi dite di Nothingwood? Ne avete mai sentito nominare? Dove si trova, e che film produce?

Ebbene, amici cinefili, preparatevi a conoscere Samil Shaheen, star del cinema afghano, attore, regista e produttore di oltre cento film.

È lo stesso Samil a spiegare con disarmante simpatia e ironia all’inizio del documentario il significato della parola che è anche il titolo del film: “Ad Hollywood e Bollywood si realizzano film con tanti soldi, in Afghanistan il cinema si fa senza soldi. In Afghanistan abbiamo Nothingwood”.

Sonia Kronlund, che ha vissuto e lavorato per quindici anni in Afghanistan, raccontando al mondo trent’anni di guerra che hanno prodotto morte, distruzione e sofferenza nel paese e tra i civili, non ha saputo resistere alla tentazione di fare un film su Samil Shaheen.

Un uomo capace di portare avanti la sua attività nonostante i conflitti e gli orrori, un modello per milioni di connazionali, un artista, una star.

Insieme alla sua compagnia di attori è fonte di speranza, gioia e divertimento per un popolo che ha molto sofferto, e ovunque si sposti per girare film l’entusiasmo non manca.

“Nothingwood party”, che sulla carta può apparire un documentario comico, grottesco, scolastico, in realtà ha in sé, come ogni gioiello cinematografico che si rispetti, una forza emotiva e narrativa inattesa.

La realtà afghana, ancora turbolenta, viene rappresentata in modo semplice ma esaustivo.

Il protagonista, con il suo fare istrionico e sopra le righe, conquista, fa sorridere ma incuriosisce anche, al punto che ci si trova a chiedersi se sia possibile trovare qualche sua opera online.

“Nothingwood party” è un film semplice, lineare, magari con dei difetti strutturali e forse un po’ lungo e ripetitivo, ma dopo aver conosciuto Samil Shaheen si ha la conferma che l’amore per il cinema è davvero universale, capace di superare ogni avversità.

 

Il biglietto da acquistare per “Nothingwood” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto
(con riserva). Sempre.

 

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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