“Notti magiche”: tra commedia e giallo nell’Italia degli anni ’90

Paolo Virzì dirige un film senza una chiara identità, che unisce operazione-nostalgia e satira

Un film di Paolo Virzì. Con Mauro Lamantia, Giovanni Toscano, Irene Vetere, Roberto Herlitzka, Marina Rocco. Commedia, 125′. Italia 2018

Mondiali ’90, Italia – Argentina, gli azzurri buttati fuori ai rigori, un uomo buttato nel Tevere a bordo di una macchina che non sa guidare. Produttore romano sull’orlo del fallimento, Leandro Saponaro è ripescato morto ma a ucciderlo non è stata l’acqua e nemmeno l’impatto. Giusy Fusacchia, ragazza coccodè e amante del Saponaro, giura che ad ammazzarlo sono stati tre aspiranti sceneggiatori: Eugenia Malaspina, Antonio Scordia, Luciano Ambrogi. Finalisti del Premio Solinas, i ragazzi si sono conosciuti pochi giorni prima a Roma in occasione della cerimonia. Eugenia è una ricca borghese ipocondriaca che odia il padre e ama un divo francese, Antonio è un messinese colto e formale, Luciano è un baldo scriteriato che viene da Piombino. Ospiti per qualche giorno nella grande casa di Eugenia, che non vuole dormire sola, entrano nel mondo del cinema dalla porta d’ingresso, frequentando tutta la filiera e sognando di scrivere la sceneggiatura della vita. Finiranno invece al comando dei carabinieri a raccontare la loro versione dei fatti.

 

La quasi totalità degli italiani, al solo sentire le parole “Notti magiche”, viene percorsa da un’intensa delusione mista a rabbia, ripensando al dramma sportivo consumatosi ai Mondiali di calcio del 1990, quando la nazionale italiana padrona di casa venne eliminata in semifinale, ai rigori, dall’Argentina di Maradona.

“Notti magiche” cantavano Edoardo Bennato e Gianna Nannini nell’inno dell’evento, e così ha deciso di chiamare il suo nuovo film anche il regista Paolo Virzi, sfidando ogni forma di scaramanzia cinematografica.

Nelle intenzioni degli sceneggiatori il film doveva essere un agrodolce viaggio nell’ultima età dell’oro del cinema italiano, sviluppato attraverso il tragicomico racconto delle vicissitudini di tre giovani e talentuosi sceneggiatori (chiari gli aspetti autobiografici), vincitori del prestigioso Premio Solinas e desiderosi di farsi strada in questo fantomatico Paese delle meraviglie.

Purtroppo quello che manca a “Notti magiche” è la coerenza. Il regista livornese si sforza di tenere insieme oeprazione-nostalgia e satira pungente al mondo degli artisti, spesso eccentrico, ma con scarsi risultati. La sceneggiatura e la successiva messa in scena sono caotiche, dispersive.

Il film è tutto un alternarsi di momenti efficaci e ironici – dove spiccano i personaggi del regista Fosco (Andrea Roncato) e di Virgilio Barone (Emanuele Salce) – e di altri noiosi e superflui – soprattutto quelli che raccontano la sfera personale dei tre protagonisti (gli interpreti sono giovani, belli e con del potenziale ma per adesso il mio giudizio è negativo).

Degne di nota, invece, le performance di Marina Rocco nel ruolo della svampita Giusy e di Annalisa Arena in quello di Katia. Entrambe risultano credibili.

L’errore più grave, per come la vedo io, Paolo Virzì lo compie nel finale. In ogni caso, se c’è una cosa che “Notti magiche” insegna, è che per scrivere sceneggiature degne di nota, per fare buon cinema, bisogna uscire fuori, non chiudersi dentro una stanza.

 

Il biglietto da acquistare per “Notti magiche” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.