“One night in Miami”: eravamo quattro amici – famosi e impegnati – al bar

Cassius Clay, Malcom X, Sam Cooke e Jim Brown rivivono nel film di Regina King, molto teatrale

Un film di Regina King. Con Kingsley Ben-Adir, Aldis Hodge, Leslie Odom Jr., Eli Goree, Lance Reddick. Drammatico, 111′. USA 2020

25 febbraio 1964. Cassius Clay ha appena conquistato il titolo di campione dei pesi massimi al Miami Beach Convention Center, e per festeggiare raggiunge il “fratello” Malcolm X, che lo aspetta in un motel insieme ad altre due eccellenze della comunità afroamericana dell’epoca: il campione di football Jim Brown e il cantante Sam Cooke. Malcolm X è in uscita dalla Nazione musulmana e vuole chiamare a sé Cassius Clay per il nuovo movimento che si appresta a formare. Clay non è ancora diventato Mohammed Alì ma ha 22 anni e considera Malcolm il suo mentore spirituale, dunque è tentato di seguirlo. Jim Brown invece ha combattuto la sua battaglia contro il razzismo in autonomia, e Sam Cooke sta conquistando l’ammirazione del pubblico caucasico e le top 100 discografiche. L’incontro fra i quattro metterà a confronto i loro diversi modi di contribuire alla causa dell’emancipazione della comunità nera statunitense.

 

A tutti sarà capitato di passare una serata, e magari persino una notte intera, con gli amici più cari, scherzando, confrontandosi, magari anche litigando furiosamente ma arrivando all’alba più uniti che mai.

Bene, adesso immaginate che gli amici in questione siano quattro personalità di spicco della comunità afroamericana degli anni ’60 – Cassius Clay, Malcom X, Sam Cooke, Jim Brown -, riunitisi in albergo per festeggiare la vittoria del titolo di campione dei pesi massimi del primo. Sarà l’occasione per confrontarsi sul senso del loro ruolo e della popolarità stessa.

“One night in Miami”, presentato alla Mostra del cinema di Venezia e adesso al London Film Festival, può essere visto come una rielaborazione della celebre pièce “Le Dieu du Carnage” (Carnage – Il dio del massacro).

I quattro protagonisti si trovano in uno spazio chiuso per la maggior parte del film, e si lasciano andare a un flusso ininterrotto di parole. L’impostazione molto teatrale non si adatta troppo bene al grande schermo e il pubblico, impegnato a non perdere il filo dei vari discorsi, finisce per perdere interesse per la cornice storica e ambientale.

Una pellicola che parla di amicizia, di impegno civile e politico, di quali siano le responsabilità di un personaggio pubblico. Regina King avrà avvertito l’urgenza di realizzare la pellicola, vista anche la nuova ondata di intolleranza e razzismo che ha infiammato gli Stati Uniti in questi mesi.

“One night in Miami”, però, a mio modesto parare fallisce nell’intento di infiammare il cuore dello spettatore non americano, di scuoterlo dal suo torpore. La storia è complessivamente ben confezionata e ben interpretata ma non buca lo schermo, non lascia il segno. Per quanto pronunciate con passione dagli attori, le parole restano solo parole.

 

Il biglietto da acquistare per “One night in Miami” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva)*. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

 

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