“Padre Pio”: un affresco drammatico di una duplice lotta tra bene e male

Il film di Abel Ferrare è visionario, crudo, simbolico e amaro nel raccontare l'Italia del 1919

Un film di Abel Ferrara. Con Shia LaBeouf, Cristina Chiriac, Marco Leonardi, Asia Argento, Vincenzo Crea. Biopic, 104′. Italia, Germania, Regno Unito 2022

È la fine della Prima guerra mondiale e i giovani soldati italiani tornano a San Giovanni Rotondo, una terra povera, violenta, sulla quale la chiesa e i ricchi proprietari terrieri esercitano un dominio incontrastato. Le famiglie sono disperate; gli uomini, seppur vittoriosi, appaiono distrutti. Arriva anche Padre Pio, in uno sperduto convento di cappuccini, per iniziare il suo ministero, evocando un’aura carismatica, con la santità e con le visioni epiche di Gesù, di Maria e del Diavolo. La vigilia delle prime elezioni libere in Italia fa da premessa a un massacro reale e metaforico, un evento apocalittico che cambierà il corso della storia.

 

Nonostante la canonizzazione del 16 giugno 2002 (ovvero la sua iscrizione formale nel catalogo dei santi), fortemente voluta dall’allora pontefice Giovanni Paolo II, la figura di padre Pio da Pietrelcina continua a dividere opinione pubblica e istituzioni ecclesiastiche.

Venerato come un santo già in vita, con i devoti che hanno reso il monastero di San Giovanni Rotondo un luogo di pellegrinaggio; al centro di una delle più complesse e imponenti cause di canonizzazione della storia della Chiesa dopo la sua morte.

La televisione italiana, ben consapevole dell’ampio bacino di utenti interessati e sensibili al tema, gli ha dedicato nel corso del tempo film, miniserie e programmi di vario genere. Ma che un regista provocatorio come lo statunitense Abel Ferrara lo abbia scelto come protagonista per un suo film – “Padre Pio”, presentato in concorso alle Giornate degli Autori 2022 – confesso che mi ha sorpreso.

E preoccupato, perché il rischio di “blasfemia” cinematografica era dietro l’angolo… Ebbene, chiariamo subito il punto: Abel Ferrara ha affrontato il tema mostrando un rispetto laico e dando prova di una buona conoscenza storica e sociale dell’Italia del 1919.

“Padre Pio” non è un biopic classico, come il titolo potrebbe far pensare, ma piuttosto un affresco più ampio e drammatico di un Paese uscito devastato dalla guerra. I reduci tornavano dal fronte convinti di venire accolti a casa come eroi, e invece erano solo carne da macello, per i padroni.

L’arrivo del giovane frate Pio al monastero di San Giovani Rotondo, in Puglia, (simbolo di un’Italia povera e ferita, dove le ingiustizie sono legittimate dal potere) viene paradossalmente oscurato dal rientro dei soldati in paese, molto più atteso da genitori, mogli e figli.

La rabbia degli ultimi è forte e trasversale, sospinta dagli echi della rivoluzione bolscevica che, in Russia, ha portato alla deposizione dello Zar. Soldati, donne e contadini sono accomunati dal desiderio di cambiamento e pronti alla lotta politica per rovesciare, nelle prossime elezioni amministrative, il governo locale composto da proprietari terreni, ecclesiastici e dal nascente partito fascista.

Ferrara ha deciso di alternare sulla scena, quindi, il tumulto sociale ed esistenziale degli abitanti della piccola comunità, che lottano contro i poteri forti, e quello spirituale di Padre Pio, in continua lotta contro le apparizioni e tentazioni del maligno (incarnato anche da Asia Argento).

È in questa duplice lotta tra il bene e il male che le due storie, che non si incontrano mai sullo schermo, trovano forse un terreno comune. Certo che la visione risulta comunque poco armonica e l’idea di partenza del film alquanto depotenziata.

“Padre Pio” è un film visionario quanto crudo, simbolico quanto amaro. La scelta della lingua inglese, a mio modesto parere, rappresenta un grosso limite alla fluidità e credibilità di una storia visceralmente italiana.

Shia LaBeouf si è calato con grande umiltà e intensità nel difficile quanto controverso ruolo del frate di Pietrelcina, trovando un giusto equilibrio recitativo oltre che umano, ma finendo prigioniero della visione artistica e drammaturgica di Abel Ferrara.

Difficile dire, oggi, se questa versione di Padre Pio toccherà più il cuore del pubblico o scatenerà i malumori dei devoti del santo. Sicuramente il film di Ferrara farà discutere e dividerà, come nella migliore tradizione italica.

 

Il biglietto da acquistare per “Padre Pio “ è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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