“Palmer”: un’ode antieroica e coinvolgente all’America rurale

Justin Timberlake interpreta un’ex promessa del football nel film di Fisher Stevens su AppleTV

Un film di Fisher Stevens. Con Justin Timberlake, Ryder Allen, Juno Temple, June Squibb, Dean Winters, Alisha Wainwright. Drammatico, 110′. USA 2021

L’ex stella del football americano Eddie Palmer esce dal carcere dopo dodici anni di reclusione. Nel tentativo di rimettersi in piedi, stringe un’improbabile amicizia con Sam, un ragazzino dalla vita familiare travagliata. Lasciarsi il passato alle spalle, però, non sarà tanto semplice per Palmer…

 

Ambientato nella Louisiana rurale, “Palmer” è un’ode antieroica all’America forse più invisibile, quella rurale appunto, che parla dell’importanza delle seconde possibilità e di redenzione, partendo però dal passo forse più difficile, perdonare se stessi.

Eddie Palmer (Timberlake) è un’ex promessa del football americano, che ha visto la sua vita cambiare radicalmente, una volta al college, a causa di un infortunio. Tornato alla sua città d’origine, il ragazzo è caduto in una spirale di analgesici, droghe e cattive compagnie che lo hanno portato a scontare dodici anni di carcere.

Tornato a casa dalla nonna, che lo ha cresciuto, Palmer incontra Sam (Allen), il figlio di una tossicodipendente di cui la nonna si occupa nei periodi in cui la madre scompare. Proprio il bambino, innocente e senza pregiudizi, lo spingerà a mettere da parte la rabbia per cambiare la sua vita.

Seppure la figura dello sportivo caduto in disgrazia venga spesso utilizzato per esplorare il lato più oscuro del grande sogno americano al cinema, Palmer è un personaggio a suo modo unico, grazie anche alla straordinaria interpretazione di Justin Timberlake.

Palmer tiene incollati allo schermo con i suoi silenzi, con i suoi occhi pieni di rabbia e di disperazione che creano una forte empatia con lo spettatore. Non si sa mai bene cosa pensi o cosa farà, e questo interrogarsi costantemente su come il personaggio gestirà le nuove sfide o se coglierà o meno le opportunità che gli vengono date è uno dei pregi del film. Anche se alcuni passaggi possono risultare prevedibili, lo stato mentale ed emotivo di Palmer decisamente non lo è.

Ancor più interessante, però, è il personaggio di Sam, un piccolo arcobaleno di colori e simpatia che contrasta con il contorno bigotto della città rurale. Un bambino senza peli sulla lingua, che accetta tutti senza pregiudizi, in primo luogo se stesso, senza chiedersi mai perché i compagni lo bullizzino per la sua passione per le fate e le bambole. Sam è un personaggio contemporaneo, un esempio di civiltà e coraggio che riscalda il cuore non solo di Palmer ma anche dello spettatore.

In chiusura, è giusto menzionare la grande abilità di Steven Fisher nel gestire la sua materia in modo realistico e plausibile. Probabilmente anche grazie all’esperienza da documentarista, il regista riesce a sospendere i dubbi dello spettatore per creare l’impressione che Palmer e Sam siano due persone familiari (vicini di casa, amici di amici) la cui storia non è il frutto di una sceneggiatura ma un racconto di vita, vissuta e a lieto fine.

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