“Pinocchio”: un incredibile film d’animazione, nell’Italia degli anni ’30

Guillermo Del Toro rende giustizia alla storia originale di Carlo Collodi e al contesto italiano

Un film di Guillermo Del Toro, Mark Gustafson. Con Gregory Mann, David Bradley, Ewan McGregor, Cate Blanchett, Tilda Swinton. Animazione. Francia, USA 2022

Nell’Italia degli anni ’30, dove il Duce Benito Mussolini governa con il pugno di ferro, la vita del falegname Geppetto è dominata dal dolore per la perdita del figlio di 10 anni Carlo. L’uomo trova conforto nell’intagliare un pezzo di legno, a cui viene data inaspettatamente vita. Geppetto chiama il burattino Pinocchio. 

 

Sopraffatti dalle mille versioni che il cinema ha sfornato negli anni, per molti Pinocchio è diventato il simbolo per antonomasia del bravo bambino che, compiendo azioni giuste, viene poi premiato dal fato (o fatina).

Ci voleva il genio visionario di Guillermo Del Toro, dietro la macchina da presa insieme a Mark Gustafson, per rendere giustizia alla storia originale di Carlo Collodi e anche al contesto storico-sociale italiano a cui la storia è indissolubilmente legata. E per questo noi diciamo: grazie del Toro!

Nel suo “Pinocchio”, il regista americano si comporta come il miglior studente di letteratura. Legge, interpreta e riflette sul materiale originale, suggerendo allo spettatore significati che si erano dimenticati o non si erano visti proprio.

Pinocchio diventa allora simbolo di libertà, il burattino senza fili che non ha paura di non obbedire se ciò significa fare e dire la cosa giusta, lottare per i propri ideali e valori. Ma anche Geppetto diventa l’immagine di un padre che soffre, che sbaglia e che impara a essere non il genitore perfetto ma il genitore migliore per il proprio figlio.

Si potrebbe andare avanti per ore a parlare dei personaggi – alcuni nuovi e altri vecchi, ma meno numerosi e per questo più sviluppati e interessanti – ma mi piace sottolineare invece l’incredibile lavoro d’animazione dietro al film.

Lo stop motion funziona a pennello per questa storia in cui Pinocchio sembra essere l’unico non burattino in una storia in cui tutti sono mossi da fili politici, sociali o religiosi. Guadando sembra di star assistendo a uno spettacolo di marionette eppure non ci si dimentica mai di aver davanti un film.

La chicca che vale a del Toro un bel 10 in pagella, però, è la contestualizzazione della storia nel periodo tra le due guerre mondiali in Italia. Noi sappiamo che il libro di Collodi non ha mai smesso di parlarci sin dalla sua pubblicazione nel 1883, ma il cinema americano, con le sue riletture talvolta troppo facilone, aveva tolto a Pinocchio un po’ di quella capacità di essere attuale e cambiare il proprio valore nel tempo. E per questo, di nuovo: grazie Del Toro!

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Bolognese di nascita, cittadina del mondo per scelta, rifugge la sedentarietà muovendosi tra l’Inghilterra (dove vive e studia da anni), la Cina, l’Italia e altre nazioni europee. Amante della lasagna bolognese, si oppone fermamente alla visione progressista che ne ha la signorina Lotti, che vorrebbe l’aggiunta della mozzarella. Appassionata di storie, nel tempo libero ama leggere, scrivere, guardare serie TV e film, e partecipare a quanti più eventi culturali possibile.

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