“Poesia senza fine”: la creazione del Sé e l’agire nel mondo

Un’opera innovativa che continua la narrazione autobiografica iniziata con "La danza della realtà"

di Alessandra Pappalardo

 

Un film di Alejandro Jodorowsky. Con Brontis Jodorowsky, Adan Jodorowsky, Pamela Flores, Jeremias Herskovits, Kaori Ito. Biografico, 128’. Cile, Francia, 2016

Santiago del Cile, al debutto degli anni Cinquanta. Alejandro Jodorowsky ha vent’anni e il desiderio di diventare poeta contro il parere del padre che lo sogna medico, ricco e borghese. Intrappolato nell’ennesima riunione di famiglia, recide (letteralmente) l’albero genealogico e ripara in una comune di artisti avanguardisti per coltivare finalmente il desiderio ardente. Ispirato dai più grandi maestri della moderna letteratura Latino Americana (Enrique Lihn, Stella Díaz, Nicanor Parra) e immerso nella sperimentazione poetica, Alejandro farà la sua rivoluzione culturale.

 

Santiago del Cile, anni ’50. Alejandro è un adolescente dal carattere sensibile che coltiva il sogno di diventare poeta, mentre il padre lo vorrebbe duro, intransigente e socialmente affermato come medico. Queste le premesse da cui prende il là “Poesia senza fine”.

Nella seconda parte della sua narrazione autobiografica, iniziata con “La danza della realtà”, Jodorowsky ci accompagna nel suo processo di crescita e affermazione del Sé, dipingendo un mondo popolato da personaggi surreali, più adatti forse a una pièce teatrale o a un contesto circense che a una film per il cinema.

La poesia, oltre che espressione in versi, diventa azione, recuperando il suo significato etimologico (ποιέω = produrre, fare, creare). Un’azione che compenetra il mondo, trasfigurando ed elevandolo.

Il vero Sé è nato morto e ha bisogno di un atto creativo per prendere vita, un atto di autoaffermazione che sembra essere l’unica alternativa possibile a un’esistenza che altrimenti assomiglierebbe a quella di una marionetta.

Le maschere personali cadono, la poesia si afferma come un atto infinito di creazione, che si trasforma anche in compassione e, con il tempo e la maturità, diventa capacità di perdono verso la figura paterna.

Jodorowsky, attraverso la rivisitazione della sua gioventù, spinge lo spettatore a interrogarsi sulla realtà e sull’identità e a trasmutare qualunque atto personale in una poesia senza fine.