“Primadonna”: la storia di Franca Viola diventa un film con Claudia Gusmano

Marta Savina espande la materia del suo cortometraggio del 2017, includendo il processo

Un film di Marta Savina. Con Claudia Gusmano, Fabrizio Ferracane, Francesco Colella, Dario Aita, Manuela Ventura.. Dramma, 97′. Italia, Francia 2022

Sicilia, anni Sessanta. Lia ha 21 anni, va a lavorare la terra con il padre, anche se lei è “femmina” e dovrebbe stare a casa a prendersi cura delle faccende domestiche con la madre. Lia è bella, caparbia e riservata, ma sa il fatto suo. Il suo sguardo fiero e sfuggente attira le attenzioni del giovane Lorenzo Musicò, figlio del boss del paese. Quando lo rifiuta, l’ira di Lorenzo non tarda a scatenarsi e il ragazzo si prende con la forza quello che reputa di sua proprietà. Ma Lia fa ciò che nessuno si aspetterebbe mai: rifiuta il matrimonio riparatore e trascina Lorenzo, e i suoi complici, in tribunale.

 

Nel 2017, vedendo il cortometraggio “Viola, Franca” (qui la recensione), il nostro Roberto Sapienza aveva immaginato un probabile sviluppo in forma di lungometraggio del progetto. E adesso, a distanza di cinque anni, Marta Savina presenta al pubblico internazionale il suo primo film, “Primadonna” (titolo internazionale “The girl from tomorrow”).

Claudia Gusmano presta nuovamente il volto alla protagonista, che questa volta si chiama Lia. La storia e l’ambientazione, però, non cambiano. Nella Sicilia degli anni ’60, Lia viene violentata dal figlio del boss del paese. Invece di piegarsi, come vorrebbe la consuetudine, a un matrimonio riparatore, la ragazza si oppone e trascina il suo aguzzino e i complici in tribunale. 

Marta Savina racconta un momento di fondamentale importanza nella storia italiana recente (la storia di Lia si ispira appunto a quella di Franca Viola, prima donna in Italia a opporsi al matrimonio riparatore), una storia singolare dalla forte valenza universale. Lo fa, ancora una volta, con mano ferma e grande sensibilità, sottolinenando la drammaticità degli eventi senza mai scadere nel melodrammatico.

La forma del lungometraggio permette alla regista (qui l’intervista realizzata nel 2017) di ampliare la cornice del suo racconto e di sviluppare particolari che in “Viola, Franca” erano solo accennati oppure che restavano fuori dall’inquadratura. Ecco quindi che viene dato ampio spazio al processo, alla forza di questa ragazza che decide di perseguire la giustizia in un momento in cui la giustizia, in questa materia, ancora non esisteva.

In realtà, al di là del riconoscimento della colpevolezza di questo particolare stupratore, serviranno ancora molti anni perché la legge, in Italia, cambi. L’articolo 544 del codice penale, che prevedeva il matrimonio riparatore come estinzione del reato di violenza carnale, sarà abrogato nel 1981, a sedici anni di distanza dal rapimento di Viola. Ma solamente nel 1996 lo stupro, da reato “contro la morale”, sarà riconosciuto in Italia come un reato “contro la persona”.

Claudia Gusmano, dopo l’ottima prova nel cortometraggio, si conferma credibile e talentuosa. La sua Lia tocca le corde più profonde dell’animo dello spettatore. E conferma la grande versatilità dell’attrice siciliana, capace di spaziare dal registro comico e leggero di “Guida astrologica per cuori infranti” a ruoli più drammatici e impegnati. 

Interessante, per una volta, anche la scelta del doppio titolo, italiano e internazionale. “Primadonna” richiama la capacità di Lia di aprire la strada, di creare una strada dove prima non c’era. “The girl from tomorrow”, invece, rimanda al suo essere moderna, avanti rispetto ai tempi e, per il pubblico non italofono, avrà probabilmente un maggiore appeal. Staremo a vedere quali saranno le reazioni di fronte alla visione di questa storia dalla forte connotazione italiana.

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Giornalista per passione e professione. Mamma e moglie giramondo. Senese doc, adesso vive a Londra, ma negli ultimi anni è passata per Torino, per la Bay area californiana, per Milano. Iscritta all'albo dei professionisti dal 1 aprile 2015, ama i libri, il cinema, l'arte e lo sport.

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