“Quello che veramente importa”: un film d’esordio modesto e confuso

Paco Arango dirige una storia che non coinvolge. Nobile e apprezzabile il progetto che l'accompagna

Un film di Paco Arango. Con Oliver Jackson-Cohen, Camilla Luddington, Jonathan Pryce, Jorge Garcia, Kaitlyn Bernard. Drammatico, 113′. Spagna, USA, Canada 2017

L’inglese Alec Bailey è un bel ragazzo che aggiusta apparecchi elettrici e s’infila senza troppi pensieri nelle stanze da letto delle sue clienti. Un giorno, mentre cerca di capire come sfuggire ad alcuni creditori, viene convocato da uno zio che non sapeva di avere, Raymond Heacock, il quale gli propone di ripagare tutti i suoi scoperti, ma, in cambio, Alec dovrà trasferirsi in Nuova Scozia, nella casa di famiglia, e restarci per almeno un anno. Ci vorrà molto meno perché si renda conto che gli abitanti del posto lo credono un guaritore e venga costretto a decidere se accettare o meno il dono che gli è stato dato.

 

Bastano poche inquadrature, allo spettatore medio non del tutto digiuno di cinema e serie tv, per farsi un’idea del genere di film che sarà “Quello che veramente importa” di Paco Arango.

L’attacco, con quel campo ampio che si trasforma in ripresa dall’alto, e quell’ambientazione, mi ha fatto pensare a “Dawson’s Creek” prima, ai film di Rosamunde Pilcher, che  riempiono i palinsesti pomeridiani delle reti nazionali nei mesi estivi, poi.

La fotografia, piatta e impostata, è ridotta al minimo sindacale; la colonna sonora si limita a un susseguirsi di intermezzi musicali privi di mordente. La sceneggiatura stessa, per quanto teoricamente ricca di emozioni e sentimenti quindi con del potenziale, non convince. Le remano contro persino i dialoghi, impostati su pensieri mielosi che enfatizzano troppo l’aspetto emozionale della pellicola, finendo per sminuirla.

La maggiore pecca del film di Arango è proprio il continuo oscillare tra il lato comico e quello drammatico di una situazione che ci viene gettata addosso senza preavviso, dopo una prima parte dove prevalgono solo scenette simpatiche, e che travolge lo spettatore. Guardando “Quello che veramente importa” si ha sempre la sensazione di essere troppo o troppo poco coinvolti.

Il protagonista Alec, donnaiolo ultimo discendente di una famiglia di guaritori, è affiancato da una ragazza troppo carina e realizzata per essere realmente interessata a lui. Tra magia e luoghi comuni, il film è scontato anche nel finale, che invece si sarebbe potuto salvare, con una scelta meno prevedibile.

Se il film in quanto tale è una delusione, non lo è il progetto che lo accompagna – e che spiega lo stesso regista alla fine della proiezione. La totalità dei proventi andranno a favore di Dynamo Camp, il primo campeggio italiano di terapia ricreativa, pensato per ospitare in un clima di svago e vacanza bambini e ragazzi in fase di cura o di post ospedalizzazione.

 

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Nata a Napoli, a otto anni si trasferisce in provincia di Gorizia dove si diletta di teatro. Torna nella sua amata città agli inizi del nuovo millennio e qui si diploma in informatica e comincia a scrivere - pensieri, racconti, per poi arrivare al primo romanzo, "Anime". Nel frattempo ha cambiato di nuovo città e scenario, trasferendosi nelle Marche. Oggi conduce per RadioSelfie.it "Lo chiamavano cinema", un approfondimento settimanale sulla settima arte, e scrive articoli sullo stesso tema.

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