“Queste oscure materie”: recensione del primo episodio della serie tv

Arriverà in Italia, su Sky Atlantic, a inizio gennaio la prima stagione della serie prodotta da BBC

Dopo il film del 2007 con Nicole Kidman, non un particolare successo, gli inglesi ci riprovano: ha debuttato nel Regno Unito e negli Stati Uniti il 3 e 4 novembre la serie “His Dark Materials” (Queste oscure materie), che adatta per il piccolo schermo il primo romanzo della trilogia omonima di Philipp Pullman.

Otto episodio per la prima stagione, che in Italia sarà trasmessa su Sky Atlantic partire dal 1 gennaio 2020, ma che trovandomi a Londra potrò vedere su BBC One tutte le settimane di qui al 22 dicembre, per commentare poi con voi. Una sorta di anteprima.

Dopo la pellicola di Chris Weitz, che è stata un mezzo fiasco e non ha dato il là a una trilogia, come era nei piani, la curiosità intorno a questo nuovo progetto era ed è molto grande. Riusciremo a vedere la fine della storia, stavolta? La serie è già stata rinnovata per una seconda stagione, quindi diciamo che i presupposti sono buoni.

Alla sceneggiatura troviamo Jack Thorne, autore inglese che ha scritto per la radio, per la tv e per il teatro, famoso soprattutto per aver scritto il testo dello spettacolo “Harry Potter e la maledizione dell’erede” attualmente in cartellone a Londra.

Il cast è interessante. Lyra è interpretata da Dafne Keen Fernández, la Laura Kinney di “Logan”. Ruth Wilson presta il volto all’enigmatica e letale Mrs Coulter, James McAvoy all’esploratore Lord Asriel, zio di Lyra. E poi ci sono, tra gli altri, lo scozzese James Cosmo (Farder Coram) e l’americano Clarke Peters (il Maestro del Jordan College).

Clarke Peters in una scena del primo episodio della serie.

Il primo episodio della serie, “Lyra’s Jordan” (Il Jordan di Lyra), introduce il pubblico nell’universo immaginato da Pullman – che come si legge in apertura è “simile al nostro, ma diverso dal nostro”. La sua principale particolarità è il fatto che ogni persona, dalla nascita, è accompagnato da un daimon, la sua anima in forma animale, che cambia forma fino al raggiungimento della maturità, e solo a quel punto di stabilizza.

La ricostruzione della Oxford “parallela” e del Jordan College, dove cresce Lyra, è accurata, a mio avviso molto fedele all’originale scritto. Ho apprezzato, però, la volontà degli sceneggiatori di mescolare fantasy e attualità, di non esagerare con l’elemento magico ma di bilanciarlo con scelte più realistiche (almeno per adesso).

Prendiamo ad esempio la caratterizzazione della comunità gyziana: John Faa, Farder Coram e gli altri non sarebbero fuori luogo sui canali e le imbarcazioni di Little Venice a Londra, oggi. La loro natura di nomadi e marinai non è esagerata in senso caricaturale, ma risulta perfettamente plausibile, “normale”, a partire dagli abiti.

Buona anche la realizzazione dei daimon, che sembrano animali veri, ben calati nel paesaggio e nell’ambiente, e che non risultano mai fuori luogo al fianco dei rispettivi umani – cosa non facile soprattutto nei casi “esotici”, come può essere il leopardo delle nevi di Lord Asriel, Stelmaria.

Alla fine del primo episodio la storia si mette effettivamente in moto, con Lyra che lascia la sicurezza del Jordan College e parte insieme a Mrs Coulter su un’aeronave in direzione Londra, per provare a ritrovare il suo migliore amico. Insieme a loro, ma via acqua, partono anche i gyziani. Roger non è infatti l’unico bambino scomparso

 

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